FARE CHIAREZZA dopo che un recente decreto attuativo ministeriale (agosto scorso) ha riportato l’attenzione generale sul meccanismo del silenzio assenso (previsto in una legge del 1999, la 91) nella donazione degli organi. Servono principalmente a questo le parole di Elisabetta Bertellini, direttore dell’Anestesia e della Rianimazione di Baggiovara e della Struttura complessa di Anestesia 2 al Policlinico, ovvero la figura che più di tutte può descrivere come nel nostro territorio funzioni la risposta della cittadinanza a questo delicato tema. «Alla luce della grande...

FARE CHIAREZZA dopo che un recente decreto attuativo ministeriale (agosto scorso) ha riportato l’attenzione generale sul meccanismo del silenzio assenso (previsto in una legge del 1999, la 91) nella donazione degli organi. Servono principalmente a questo le parole di Elisabetta Bertellini, direttore dell’Anestesia e della Rianimazione di Baggiovara e della Struttura complessa di Anestesia 2 al Policlinico, ovvero la figura che più di tutte può descrivere come nel nostro territorio funzioni la risposta della cittadinanza a questo delicato tema. «Alla luce della grande pubblicità che il decreto attuativo ha ottenuto, e anche della preoccupazione che si è diffusa, vedi sui social, a questo proposito è bene precisare che cosa prevede. Il cuore della legge – spiega Bertellini – verte sull’aspetto che, se fino ad ora chi non aveva espresso la propria volontà sulla donazione degli organi vedeva la famiglia prendere la decisione definitiva, ora subentra, appunto, il silenzio assenso. Se non c’è una conclamata ed espressa contrarietà, l’espianto degli organi è dunque possibile. Ma attenzione – continua Bertellini –, l’introduzione di questo nuovo meccanismo comporterà indubbiamente anche l’istituzione di un nuovo sistema di informazione in merito. Nel senso che – aggiunge il direttore dell’Anestesia e della Rianimazione – probabilmente ogni cittadino riceverà una ‘richiesta’ di esprimere la propria volontà e si terrà conto, appunto, della scelta di ognuno». Un meccanismo, quello del silenzio assenso nella donazione degli organi, che è già attivo in altri paesi: «In Francia, Spagna e Gran Bretagna funziona già così. Ricordo poi che tendenzialmente il nostro Paese si mostra particolarmente garantista sotto questo punto di vista. Nel caso di morte cerebrale del paziente, ad esempio, trascorrono sei ore di osservazione da parte di un collegio composto da tre professionisti che certificano il decesso. Lo stesso vale per il prelievo di organi a cuore fermo: in Italia prima di procedere deve essere documentato un arresto cardiaco avvenuto da almeno venti minuti, cosa che non succede, per esempio, in Inghilterra, dove i minuti scendono a cinque. Probabilmente il silenzio assenso dovrebbe entrare in vigore nel giro di un anno, ma ovviamente porterà anche ad una anagrafe dei donatori strutturata. Il meccanismo non sarà molto differente da quanto avviene in quei Comuni che rinnovando la carta d’identità chiedono all’interessato le sue volontà, come avviene a Modena». Aspetto, questo, che permette di affrontare anche il discorso di una città, la nostra, all’avanguardia nelle donazioni. «Grazie anche ad associazioni come la Aido, l’associazione trapianto fegato e l’associazione trapianto reni, il nostro territorio si dimostra generoso e sensibile. Siamo tra i primi in regione, anche per quel che riguarda l’espianto di organi a cuore fermo».

Francesco Vecchi