di Gianpaolo Annese C’erano degli anni che al fisco dichiarava reddito zero, in altri si spingeva fino a 7mila euro (comunque sotto la soglia di povertà relativa) e, se proprio decideva di cedere a un sussulto di onestà, poteva arrivare a 17mila euro al massimo. Ma nel frattempo viveva da nababbo, potendosi permettere tra l’altro una Ferrari 308 Gts del 1986, un’imbarcazione da diporto di 12 metri, monili d’oro, orologi Rolex, litografie di quadri di De Chirico e originali Scuffi. Nel complesso la sproporzione tra quanto...

di Gianpaolo Annese

C’erano degli anni che al fisco dichiarava reddito zero, in altri si spingeva fino a 7mila euro (comunque sotto la soglia di povertà relativa) e, se proprio decideva di cedere a un sussulto di onestà, poteva arrivare a 17mila euro al massimo. Ma nel frattempo viveva da nababbo, potendosi permettere tra l’altro una Ferrari 308 Gts del 1986, un’imbarcazione da diporto di 12 metri, monili d’oro, orologi Rolex, litografie di quadri di De Chirico e originali Scuffi. Nel complesso la sproporzione tra quanto denunciato e il patrimonio a disposizione (intestato anche a moglie e figli) è stata calcolata nell’ordine dei 7 milioni di euro, a fronte di debiti verso l’erario di oltre 12 milioni. Adesso però la pacchia in cui è vissuto per circa 40 anni sembra finita per C.A., 72 anni, originario del Reggiano ma residente a Sassuolo, una serie di precedenti penali per frodi fiscali, assegni falsi, ma anche per riciclaggio a suo carico. Gli sono stati confiscati beni per oltre un milione di euro. Si tratta del classico finto povero scoperto dalla Guardia di Finanza di Sassuolo guidata dal comandante Riccardo Putortì nell’ambito dell’operazione denominata ‘Trono di stracci’.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Bologna ed eseguito dai finanzieri del Comando provinciale di Modena e fa seguito al sequestro eseguito ad aprile nei confronti del sedicente imprenditore. La confisca nel dettaglio ha riguardato cinque case (tutte a Sassuolo), sei polizze assicurative, denaro depositato su due conti correnti, oltre a gioielli. Il meccanismo fraudolento consisteva principalmente nell’emissione di fatture false. Anche se lui poi si è reso responsabile anche di altri tipi di frode. In pratica, lavorando nella commercializzazione di componenti industriali, l’uomo offriva alle imprese beni e servizi in realtà mai resi. E per questo sono state sanzionate pesantemente anche le aziende complici (il network con cui aveva a che fare era abbastanza ampio) che hanno contabilizzato le operazioni fasulle.

Il gioco è vecchio ma sempre purtroppo efficace: l’azienda ha un imponibile fiscale alto perché ha incassato tanto e per abbatterlo chiede a un fornitore di fatturargli un servizio, un lavoro o un bene in realtà mai consegnato in cambio della restituzione di una percentuale che costituisce il guadagno illecito. "E’ l’epilogo – rimarcano dal comando provinciale delle fiamme gialle - di una lunga e complessa attività di indagine, a conferma dell’efficace impegno della Guardia di Finanza modenese nella aggressione degli ingenti patrimoni illecitamente accumulati a discapito dei legittimi interessi di onesti imprenditori e cittadini".