I bambini più piccoli hanno coniato una definizione under 4, la ‘bua della televisione’: quel male che si sta diffondendo in tutto il mondo e di cui sentono continuamente parlare nei telegiornali di sottofondo alla vita quotidiana. Così come gli adulti anche i bambini hanno perso la loro routine scandita dai tempi dell’asilo, il corso di musica, il gioco al parco. In loro aiuto e per aiutare i genitori che nelle lunghe giornate a casa non sanno più cosa inventarsi le maestre si sono organizzate mandando video attraverso whatsapp...

I bambini più piccoli hanno coniato una definizione under 4, la ‘bua della televisione’: quel male che si sta diffondendo in tutto il mondo e di cui sentono continuamente parlare nei telegiornali di sottofondo alla vita quotidiana. Così come gli adulti anche i bambini hanno perso la loro routine scandita dai tempi dell’asilo, il corso di musica, il gioco al parco. In loro aiuto e per aiutare i genitori che nelle lunghe giornate a casa non sanno più cosa inventarsi le maestre si sono organizzate mandando video attraverso whatsapp o facebook con lettura di filastrocche, canzoni, laboratori artistici.

Eleonora Lepore, educatrice all’asilo nido il Pozzo dietro il Policlinico, gestito dalla società Dolce, si è organizzata con canzoni e letture di libri. "La routine scolastica era scandita da vari momenti musicali, a cominciare dalla canzone dell’appello fino alla musica durante il pranzo – spiega – confrontandomi con i genitori ho deciso di inviare nella chat di whatsapp, due o tre volte alla settimana, video in cui suono canzoni con la chitarra o faccio letture animate ricreando gli stessi momenti dell’asilo". E così anche la ‘canzone della felicità’ è stata riadattata ai tempi del Covid-19, "se sei triste per la bua delle tv, leggi, canta, balla e non pensarci più". In fondo basta poco, un cellulare appoggiato da qualche parte e la competenza educativa che non manca: per i genitori quelle pillole video e audio sono la salvezza e i bambini ricostruiscono quel contatto familiare con la voce e il sorriso della loro tata. Anita Bellei, insegnante alla scuola d’infanzia San Remo, si sbizzarrisce con la lettura: "Inizialmente abbiamo chiesto ai genitori di mandarci i disegni dei loro bimbi e sono arrivati un sacco di arcobaleni – spiega – poi noi insegnanti abbiamo deciso di registrare delle letture che condividiamo con i genitori e loro possono scaricarli quando vogliono". Alternandosi le educatrici riescono ad inviare tre o quattro video al giorno.

"E’ necessario offrire proposte per rendere questo tempo un tempo da esplorare – sottolinea Bellei – la tecnologia non si sostituisce all’insegnante ma è uno strumento per affrontare una sfida che è anche un’occasione". Ed è rivolto anche ai bambini disabili il laboratorio di arte on demand organizzato dall’insegnante d’appoggio Erika Ferraguti, educatrice della cooperative Gulliver alla scuola elementare Gramsci. "A scuola organizzo laboratori artistici che possono svolgere anche i bambini con difficoltà e continuo anche ora mandando ai genitori video tutorial con semplici laboratori da fare a casa, utilizzando i materiali che hanno tutti. É utile per loro ma è terapeutico anche per me".

Silvia Saracino