Modena, 22 giugno 2018 - «Felicissimi, ma prendiamo atto di questa vittoria con le giuste misure: non ci faremo condizionare più di tanto, andremo avanti con i nostri progetti». Le parole di Lara Gilmore, moglie dello chef ‘Oscar’ mondiale Massimo Bottura, con la sua Osteria Francescana numero uno nella classifica 2018 ‘World’s 50 Best Restaurants’, sono in perfetta sintonia con il suo carattere. Donna di forte personalità e capacità comunicativa, cultura, sensibilità, coraggio sa che essere i numeri uno al mondo comporta una carica emotiva che rischia di destabilizzare il vincitore, e la sua squadra.

Lara Gilmore, piedi per terra come sempre?

«Come dopo il trionfo nel 2016».

Se l’aspettava il podio dopo il secondo posto nel 2017?

«Da sette anni la Francescana è nella lista dei primi cinque ristoranti. Gli organizzatori inglesi (il mensile britannico Restaurant, ndr) tengono tutto talmente segreto che alla fine può succedere anche di retrocedere in fondo. Io e Massimo, poi, eravamo seduti in mezzo e non ai lati dove in genere fanno accomodare chi deve ritirare un premio. Io pensavo al terzo posto, poi…»

Suspence fino all’ultimo, quindi?

«Fino a quando non hanno nominato il secondo».

Suo marito le ha ceduto il ‘palco’, cosa ha provato?

«Il suo è stato un gesto grandissimo, per me una cosa importantissima. Ho parlato a braccio, col cuore. Riguardando anche le foto storiche del passato non c’era mai stata la presenza, come quest’anno, di così tante donne sul palco, e io mi sono messa in prima fila».

E’ vero che dopo il suo discorso tante donne l’hanno ringraziata?

«Sì, è stato un grande segnale dopo le tante polemiche delle poche donne chef in cucina. Su quel palco ho rappresentato l’universo femminile, tante donne straordinarie che portano avanti l’attività, e non necessariamente come chef».

Cosa ha detto alla platea?

«Che in quella stanza eravamo tutti vincitori, e fortunati di fare questo mestiere: il mondo della gastronomia sta cambiando e noi facciamo parte di questa rivoluzione che non è solo di cibo, ma di persone, etica, estetica e di pensare a orizzonti tanto più alti del nostro ristorante. Attraverso il cibo si può cambiare il mondo, la società, creare lavoro, cultura. Pensiamo solo ai Refettori, a Food of Soul… a come lo chef possa interfacciarsi con la politica, sulle tematiche agricole… Massimo ha sempre usato la sua voce per attuare i cambiamenti, che non tornano a noi come business, anzi i nostri progetti sono ‘no profit’».

Quali sono i vostri progetti futuri?

«Intanto un bed & breakfast ricavato in una casa di campagna a San Damaso, che inaugureremo nel 2019. In questo momento (ieri, ndr) sono qui nel giardino, sto pensando ai fiori. Sarà un luogo molto ‘friendly’, ‘Francescana style’. Per il 24 luglio, poi, al Collegio San Carlo abbiamo organizzato una conferenza con gli chef di tutto il mondo».

Cosa pensa del rapporto 2018 di Symbola e Unioncamere?

«Felice di sapere che Modena si piazza tra le prime città; noi sosteniamo da sempre che la cultura crea lavoro. La Spagna e i Paesi Nordici lo hanno capito da tempo e hanno investito tutto nel cibo, perché crea lavoro, economia, ospitalità alberghiera, turismo. Noi, come marketing Francescana abbiamo sempre ‘venduto’ Modena nel mondo».