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5 mag 2016

Sparò al ladro, esercente alla sbarra

Formigine, rinvio a giudizio per Giuliano Barbieri

5 mag 2016
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FURTO NEGOZIO BARBIERI DI FORMIGINE CON SPARATORIA.IL TITOLARE DEL NEGOZIO HA COLPITO GRAVEMENTE UN RAPINATORE MENTRE LO STAVA AGGREDENDO
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FURTO NEGOZIO BARBIERI DI FORMIGINE CON SPARATORIA.IL TITOLARE DEL NEGOZIO HA COLPITO GRAVEMENTE UN RAPINATORE MENTRE LO STAVA AGGREDENDO

Modena, 5 maggio 2016 - Andrà a processo Giuliano Barbieri, il commerciante formiginese di 69 anni accusato di tentato omicidio per aver esploso alcuni colpi di pistola contro un malvivente montenegrino che stava rubando assieme ad alcuni complici nel suo negozio. Il giudice dovrà valutare dal prossimo 21 luglio se la sua reazione rientra o meno nelle legittima difesa. Ieri il commerciante è stato rinviato a giudizio dal gip su richiesta del pm Pasquale Mazzei. I legali di Barbieri, gli avvocati Enrico Aimi e Silvia Ciancia, nell’udienza preliminare avevano chiesto un approfondimento delle indagini per valutare alcune tracce lasciate dai ladri prima di fuggire. «E i Ris di Parma – spiega Aimi – hanno confermato la presenza di macchie di sangue sul tappetino: questo lo riteniamo un punto a favore della difesa perché vuol dire che il ladro, il montenegrino N.L. (all’epoca 27enne, ha patteggiato un anno e mezzo per il tentato furto ndr), non sarebbe sgattaiolato via sulla destra per fuggire, ma si sarebbe spostato in avanti verosimilmente per aggredire Barbieri». Elementi da valutare nel corso del processo. Ma cosa successe esattamente in via Mazzini a Formigine quella notte del 7 novembre 2009? Il titolare della boutique di abbigliamento che abita al piano superiore viene svegliato dal trambusto provocato da tre ladri che stanno svaligiando il suo negozio e hanno appena sfasciato la vetrina con un pilone di cemento. Barbieri scende con la pistola che detiene regolarmente (una Beretta calibro 9) ed esplode due colpi in aria, poi due a una gomma e al lunotto posteriore della macchina dei complici e altri due sulla vetrina nella parte in cui non c’era nessuno, a scopo dissuasivo. I malviventi si spaventano ed escono dalla boutique: due fuggono via, mentre il terzo – ed ecco il punto da chiarire -, si sarebbe diretto verso Barbieri. «Me lo sono visto venire incontro e aveva un’arma», dirà il negoziante che al buio potrebbe aver scambiato il telefonino che il ladro aveva in mano per una pistola. A questo punto Barbieri spara puntando alle gambe, ma colpirà il ladro alla mandibola, poi all’altezza del polmone e all’avambraccio destro, provocando l’amputazione di un falange della mano. Il ladro – che nell’occasione perse conoscenza e finì in coma – assistito dai suoi legali e interrogato, disse che lui uscendo aveva le mani protese in avanti per far cadere la refurtiva e non aveva alcuna intenzione di aggredire Barbieri. Una ricostruzione confermata dalla procura, che infatti ha aperto le indagini. A dimostrare che il 27enne stava invece venendo incontro al negoziante – rileva al contrario la difesa del commerciante – sarebbero anche le tracce di sangue ritrovate sullo zerbino del negozio, spostato in avanti rispetto alla via di fuga. «In queste drammatiche vicende – commenta Aimi – bisognerebbe provare a mettersi nei panni di coloro che, come Barbieri, si trovano a dover affrontare situazioni di estremo pericolo. Indipendentemente dalle difficoltà che si incontreranno in questo percorso a ostacoli – e che affronteremo con professionalità per affermare la verità dei fatti – è sempre meglio affrontare un brutto processo che un bel funerale». Il ladro, ora tornato in patria, ha chiesto comunque attraverso i suoi legali un cospicuo risarcimento danni, da quantificare, qualora si arrivasse alla condanna del negoziante.

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