La Goldoni trattori, dove lavorano 240 persone residenti tra Carpi e Rio Saliceto, rischia la chiusura. Il giorno di San Valentino l’azienda, passata nelle mani del colosso cinese Arbos quattro anni fa, ha comunicato ai sindacati di aver avviato al tribunale di Modena la procedura di concordato preventivo. L’epilogo improvviso e drammatico di una situazione di difficoltà che si percepiva già da alcuni mesi e che si è aggravata probabilmente a causa del blocco della produzione cinese dovuto al coronavirus: l’azienda produce una parte di trattori nello stabilimento di Migliarina e una parte nella casa madre in Cina dove le macchine vengono costruite e assemblate a Carpi. Nei mesi scorsi,...

La Goldoni trattori, dove lavorano 240 persone residenti tra Carpi e Rio Saliceto, rischia la chiusura.

Il giorno di San Valentino l’azienda, passata nelle mani del colosso cinese Arbos quattro anni fa, ha comunicato ai sindacati di aver avviato al tribunale di Modena la procedura di concordato preventivo.

L’epilogo improvviso e drammatico di una situazione di difficoltà che si percepiva già da alcuni mesi e che si è aggravata probabilmente a causa del blocco della produzione cinese dovuto al coronavirus: l’azienda produce una parte di trattori nello stabilimento di Migliarina e una parte nella casa madre in Cina dove le macchine vengono costruite e assemblate a Carpi.

Nei mesi scorsi, spiega il sindacalista di Fiom Cgil Carpi Angelo Dalle Ave, «la produzione si è interrotta perchè non vengono pagati i fornitori».

I dipendenti hanno sempre percepito lo stipendio ma la produzione di trattori si è arenata. Il sindacato, assieme ai lavoratori, aveva già organizzato scioperi chiedendo «l’assolvimento degli impegni verso i fornitori dal mese di gennaio e la progressiva ripresa a pieno della produzione, a partire dagli ordinativi esistenti».

Era stato avviato un percorso e ora la richiesta di concordato preventivo è una doccia fredda,

«una soluzione sbagliata, chiediamo che il piano venga ritirato» perchè, spiega Dalle Ave, «oltre ai costi della procedura stessa, scaricherà sui fornitori creditori (già coinvolti nel primo concordato del 2015) ulteriori oneri, ne comprometterà ulteriormente i rapporti, avrà conseguenze negative sui posti di lavoro nell’indotto e si ripercuoterà negativamente sull’organizzazione della produzione».

Se Goldoni dovesse chiudere i battenti i lavoratori si troverebbero senza ammortizzatori sociali perchè sono già stati esauriti nella precedente crisi che portò al passaggio di proprietà nel 2016.

Ieri pomeriggio gli operai hanno scioperato e un centinaio di loro erano davanti al municipio dove il sindacalista di Fiom, assieme ai lavoratori rsu, ha incontrato il sindaco Bellelli e il sindaco di Rio Saliceto Lucio Malavasi.

«Non capiamo quale sia la strategia dell’azienda ma soprattutto non sappiamo a chi chiederla – hanno detto i due sindaci – vogliamo tenere alta l’attenzione su questa crisi: abbiamo contattato la Regione per chiedere un loro impegno nella convocazione di un tavolo tra le parti, sappiamo che ci sono numeri e maestranze serie che possono garantire il rilancio dell’azienda».

Davanti al municipio gli operai erano molto preoccupati.

«Siamo sempre stati pagati, gli ordini ci sono ma non produciamo - spiega Stefano, operaio di lungo corso alla Goldoni - stiamo solo assemblando i trattori che arrivano dalla Cina. Abbiamo paura che l’azienda voglia produrre tutto in Cina».

Il problema di sindacato e sindaci è aprire un canale di dialogo con la proprietà e a questo punto la vertenza potrebbe spostarsi nel Paese del Dragone, con l’aiuto della Regione.

L’assemblea dei lavoratori ha votato un ordine del giorno che chiede il ritiro immediato della procedura concorsuale, la continuità produttiva, il pagamento dei fornitori e la convocazione di un tavolo istituzionale per affrontare la situazione.

Una situazione «che non si può ignorare, soprattutto dal momento che invece chi aveva rilevato l’azienda dai titolari storici si era detto pronto a impegnarsi per rilanciare la produzione e il marchio» commentano la senatrice M5S Maria Laura Mantovani e i consiglieri comunali M5S Monica Medici e Eros Andrea Gaddi.

Silvia Saracino