"Gorrieri, la popolazione in montagna condannò parte della Resistenza"

L'ex ministro Carlo Giovanardi interviene sulla polemica riguardante l'opuscolo per l'80° della Repubblica di Montefiorino, sottolineando le ombre della Resistenza e difendendo la libertà di ricerca storica da pregiudizi ideologici.

"Gorrieri, la popolazione in   montagna condannò parte della Resistenza"

"Gorrieri, la popolazione in montagna condannò parte della Resistenza"

Modena, 25 giugno 2024 – "Chiunque abbia frequentato la nostra montagna sa benissimo che quelle popolazioni, che durante la guerra hanno dato un doloroso tributo di sangue, condannavano decisamente sia la barbarie nazifascista sia quella parte della Resistenza che non si faceva carico della sofferenza della gente comune, con atteggiamenti e scelte il cui prezzo veniva pagato da vittime innocenti". La considerazione è dell’ex ministro Carlo Giovanardi che interviene nella polemica sull’opuscolo per il 80 della Repubblica di Montefiorino. "Sono stato per venti anni – ricorda Giovanardi – collega di partito nella Democrazia Cristiana con Ermanno Gorrieri, militando in correnti diverse ma con grande ammirazione per la sua storia, la sua lucidità ed autonomia di pensiero e la sua lealtà ed amicizia nei rapporti personali".

Fermo restando "che dobbiamo ad uomini come lui la nostra libertà, nata dalla Resistenza al nazifascismo, rimango sorpreso di come una sua osservazione, lucida e sincera come sempre, su ombre presenti nella luce della Resistenza nel nostro Appennino, abbiano creato reazioni scomposte e addirittura le dimissioni di Emilio Sabbatini dalla Fondazione a lui intitolata".

La frase di Gorrieri, testualmente ricordata ("l’ozio, la scarsa organizzazione e l’anarchia dei partigiani contribuirono ad aumentare il senso del disordine" ndr), è poi contenuta in una pubblicazione del Comune di Montefiorino, insignito di Medaglia d‘Oro della Resistenza, che non mi risulta sia amministrato da una giunta revisionista o comunque simpatizzante con il fascismo".

A ottant’anni da quei fatti "bene ha fatto pertanto la Fondazione ad evitare strumentalizzazioni ribadendo pacatamente che la ricerca storica non deve essere condizionata da pregiudizi ideologici in base al noto detto marxista che ’se la verità non entra nel nostro schema ideologico peggio per la realtà".

Ribadendo, "e questa è storia, che mentre uomini come Gorrieri hanno combattuto per regalarci libertà e democrazia, una parte della Resistenza aveva come obiettivo quella di instaurare in Italia un altra dittatura, sia pure di segno diverso, con omicidi mirati di religiosi ed avversari politici che sono purtroppo continuati nella nostra provincia e nella nostra regione ben oltre il 25 aprile del 1945".