Monsignor Erio Castellucci inella chiesa di Gesù Redentore
Monsignor Erio Castellucci inella chiesa di Gesù Redentore

Modena, 26 settembre 2021 - "Nelle chiese abbiamo mantenuto sempre, anche quando altrove si preferiva allentare un po’, tutte le regole anti contagio da covid. Per questo motivo io oggi penso che non si possa mettere il Green pass per assistere alle messe: la misura eccederebbe il senso della partecipazione libera alla liturgia". Don Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola, ieri ha aperto l’anno pastorale 2021-2022 presso la chiesa di Gesù Redentore: nel tempio di viale Leonardo da Vinci ha illustrato le linee guida attraverso la Lettera che quest’anno deve molto alle idee dei più giovani e infatti si presenta sotto forma di "biglietti" colorati dedicati a parole chiave come dono, corpo, sessualità, ascolto, sinodo, ultimi, formazione, vangelo.

Contagi oggi Emilia Romagna, bollettino covid 26 settembre 2021

Ma, appunto, il prelato non si è sottratto ad alcune riflessioni più ampie della situazione che tutti stiamo vivendo. "A me pare - continua don Erio riprendendo il tema del certificato verde - che nelle chiese noi siamo stati bravi, in questo anno e mezzo di pandemia. Abbiamo sempre mantenuto le mascherine, la sanificazione delle mani, i distanziamenti e per ciò siamo anche stati criticati. Qualcuno ha scritto che esageravamo e per questo oggi credo sia sufficiente continuare con queste misure. Noi non siamo la scuola o un posto di lavoro, si può scegliere se andare oppure no a messa".

L’alto prelato a capo delle diocesi di Modena-Nonantola e Carpi, di recente promosso da Papa Francesco a vicepresidente della Cei per il nord Italia, accenna anche allo stato di salute della Chiesa modenese: "Mi pare si percepisca un desiderio costruttivo. Altrove, mi dicono altri vescovi, dove magari c’è una indole diversa da quella emiliana tesa a non abbattersi mai, c’è un maggiore senso di rassegnazione. In ogni caso forte è il desiderio di essenzialità unito a quello di una ripartenza dopo la pandemia che speriamo stia passando. Certo, sono essenziali le relazioni umane, l’ascolto".

Tutti temi che poi don Erio trasferisce al pubblico - code per accedere in chiesa, dove sono presenti circa 250 fedeli distanziati - che lo ascolta ad apertura dell’anno pastorale. "Nelle settimane precedenti - spiega monsignor Castellucci - a una rappresentanza dei giovani credenti ho chiesto consigli sulle attività pastorali imminenti. Loro hanno risposto soprattutto attraverso bigliettini colorati (sono finiti sulla copertina della Lettera pastorale, ndr) in cui hanno espresso la loro idea di comunità. Da lì sono uscite linee da seguire che in parte già conoscevamo anche se dette da loro, da ragazzi fino all’età della università, sono ancora più significative. Mi pare che molti chiedano di puntare sulla essenzialità, sull’avere meno strutture e più relazioni: questi ragazzi infatti non vogliono essere giudicati, ma accompagnati e valorizzati. Tutto ciò impone a noi adulti un esame di coscienza perché noi siamo molto affezionati alle nostre piccole fettine di potere".
 

I giovani invece hanno bisogno di spazi, di tempi di moda lità per esprimersi". Il lavoro che porterà a lungo andare al Sinodo del Papa fissato per il 2025 è dunque consistito nel raccogliere e tentare di rilanciare queste istanze. A messa ad ascoltare don Erio c’erano anche i principali parroci della diocesi modenese, dal vicario generale don Giuliano Gazzetti all’arciprete del Duomo don Luigi Biagini al vicario episcopale don Stefano Violi. Il lavoro non è concluso, come riassume il prelato in conclusione della Lettera: "Abbiamo presentato quattro piste, percorse dai giovani che possono diventare spunti di riflessione per il cammino sinodale che avviamo. Parrocchie e loro pastori faranno da elemento propulsore per interessare il maggior numero di persone".