Una iniezione del vaccino (foto Fiocchi)
Una iniezione del vaccino (foto Fiocchi)

Modena, 22 luglio 2021 - Dopo l’ingresso a gamba tesa di Confindustria nel dibattito nazionale che interessa il Green Pass, era inevitabile che si accendessero gli animi. Anche le realtà sindacali del Modenese ieri si sono espresse nel merito, con le dovute riserve nei confronti di una presa di posizione così netta. L’idea che bolle in pentola è infatti quella di adottare una politica già nota: senza Green Pass, quindi senza che il dipendente si sia vaccinato, o si trova il modo di cambiare mansione o l’azienda provvede alla sospensione – anche dello stipendio, chiaramente.

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"Sarebbe meglio però evitare certe forzature" è il commento di William Ballotta, segretario generale di Cisl Emilia Centrale. "La proposta di Confindustria non ci scandalizza – aggiunge tuttavia –. La priorità assoluta è fermare la pandemia e il vaccino è l’unica arma a nostra disposizione per non essere costretti a un nuovo lockdown". Messo in chiaro questo però, continua il segretario, ci sono - come si suol dire - modi e modi.

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"L’obbligatorietà della vaccinazione può essere stabilita solo da una legge – considera Ballotta –. Fosse stata approvata subito, tale legge, non saremmo qui a discutere. A questo punto però, nessuno può chiamarsi fuori. Bisogna informare e convincere gli scettici, ma nessun datore di lavoro può sospendere o allontanare un lavoratore, tanto meno licenziarlo". "Siamo pronti – conclude – a favorire le vaccinazioni nelle fabbriche e negli uffici, ma ciò che serve ora sono gli accordi tra le parti sociali. Certe procedure vanno accelerate, il fattore ’tempo’ è essenziale".
Quella di Confindustria "è una affermazione forte" premette la segretaria generale Cgil Modena, Manuela Gozzi. "Credo – aggiunge – che tutti i lavoratori, anche nella fase più cruciale della pandemia, siano riusciti a continuare a lavorare in sicurezza, ovviamente nei contesti in cui si rispettavano le regole e i protocolli".

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Senza un intervento legislativo poi "nessun imprenditore può arrivare a ledere la privacy dei propri dipendenti – prosegue –. Bisogna che le istituzioni e le aziende lavorino insieme, perché culturalmente si arrivi a una consapevolezza sull’importanza della vaccinazione. Le aziende non possono decidere chi entra e chi esce: un discorso che può valere per il Green Pass obbligatorio al ristorante, non può assolutamente essere fatto in un contesto aziendale".
I problemi più stringenti, molti dei quali messi in risalto proprio dalla pandemia, sono altri. "Di questi tempi, in cui si interrompono i rapporti di lavoro con un messaggio su WhastApp – asserisce Gozzi – sarebbe meglio che Confindustria si preoccupasse del problema dei licenziamenti, ne trarremmo vantaggi tutti". Il caso più fresco citato dalla segretaria è quello della società carpigiana Manifattura Riese. "Piuttosto che pensare a come colpire i lavoratori e a sostituirsi alle istituzioni – chiude Gozzi – le imprese dovrebbero dare loro per prime l’esempio, nel rispettare gli accordi presi".