Maria Grazia Gattari, funzionaria della Soprintendenza
Maria Grazia Gattari, funzionaria della Soprintendenza

Modena, 8 settembre 2019 - "Il restauro del quadro del Guercino non si può considerare completo. E nel corso del lavoro di ripristino a Roma, è stato violato il codice dei Beni culturali». A dirlo questa volta non è un titolato critico d’arte o un semplice uomo della strada. E’ Maria Grazia Gattari, funzionario della Soprintendenza di Bologna che aveva l’incarico di controllare i lavori di restauro sulla tela, dopo l’affidamento all’Istituto superiore per il restauro di Roma.

«Ogni volta che si vuole restaurare un’opera d’arte dichiarata di pubblico interesse – spiega la Gattari – occorre l’ autorizzazione della sovrintendenza competente. Durante la gestione del sovrintendente Malnati, sono stata io a ricevere l’incarico dell’alta sorveglianza sul restauro della tela del Guercino. Come capita in questi casi, ho anche messo nero su bianco le prescrizioni sul tipo di lavoro che doveva essere fatto. Chiunque può controllare la veridicità di quanto dico, basta fare una accesso agli atti. Tra le prescrizioni da me indicate, c’era espressamente la richiesta del ripristino pittorico del quadro. Tale ripristino non è stato fatto, i ‘buchi’ sul dipinto sono sotto gli occhi di tutti. In altre parole, il restauro, così come è stato fatto, è imcompleto e, tra l’altro, è discutibile sotto l’aspetto tecnico».

Ci si potrebbe chiedere per qualo motivo Maria Grazia Gattari, proprio in virtù dell’incarico di controllo che aveva ricevuto, non sia intervenuta prima. Semplice la sua risposta: «All’inizio, quando la direttrice dell’Istituto per il restauro era Gisella Capponi, ho avuto un primo incontro con i restauratori e sembrava che le nostre direttive potessero essere accolte. Poi, da quando alla direzione è subentrato Luigi Ficacci, non sono più riuscita ad effettuare i necessari sopralluoghi. Mi veniva spiegato che tutto stava procedendo bene e che non c’era bisogno della mia presenza. Tutto questo, a mio avviso, in violazione dell’articolo 21 del codice dei beni culturali, che dispone la sorveglianza e i necessari sopralluoghi della sovrintendenza su tutti i lavori di restauro di pubblico interesse».

Vicenda chiusa seppur con qualche mugugno? Non è detto, secondo Maria Grazia Gattari: «E’ ancora possibile completare il restauro, anche se non sono poche le difficoltà di tipo burocratico che si dovrebbero fronteggiare». Nel caso in cui si volesse procedere, secondo gli esperti si andrebbe incontro a una spesa di circa ventimila euro, una cifra, tanto per fare un esempio, pienamente alla portata di un ente come la Fondazione Cassa di Risparmio. La primo mossa spetterebbe ai proprietari del quadro, vale a dire la Diocesi.