BEPPE BONI
Cronaca

Guido De Maria : "Desideravo tanto diventare vecchio: beh, ce l’ho fatta"

Il papà di Supergulp di di Nic Carter, 90 anni, si racconta "Bisogna stare molto attenti e non distrarsi mai, perché se muori prima va tutto a carte quarantotto".

Guido De Maria fumettista

Guido De Maria fumettista

Modena, 7 luglio 2024  – L’età anagrafica di Guido De Maria, il papà di Supergulp e Nick Carter, oltre che di una marea di spot televisivi, non coincide con quella biologica. Classe di ferro 1932 (20 dicembre) con ironia da medaglia d’oro, battuta sempre pronta, creatività senza confini, vitalità esplosiva. Gli anni per lui non passano. Il Comune dovrebbe d’ufficio modificare la carta di identità di questo gran genio della matita e della cinepresa, i due strumenti che hanno scandito i primi 91 anni di Guido il Grande, l’uomo che da decenni fa sorridere l’Italia dei fumetti su carta e in tv. Guido De Maria arriva dall’alto. Abita nel buen retiro di una villa di campagna a Santa Maria di Mugnano, è nato a Lama Mocogno in appennino, ma la sua patria adottiva è stata la Bologna di musica e artisti degli anni Cinquanta e Sessanta, quando non si andava mai a dormire..

I personaggi cult usciti dalla sua immaginazione?

"Una marea. I Caroselli in tv tra i Brutos e Franco Franchi e Ciccio Ingrassia per la Cera Grey, Nelsen piatti, Salomone il pirata pacioccone per l’Amarena Fabbri, la “camicia coi baffi con Maurizio Costanzo per la Frarica di Carpi, i nanetti della Loacker. Sono stato l’autore di Nick Carter insieme a Bonvi (Franco Bonvicini, il papà di Sturmtruppen ndr), negli anni ’70 ho avuto la regia per la Rai di Gulp! e di SuperGulp!, autore insieme a Giancarlo Governi. Per SuperGulp ho dato vita a Giumbolo, animato da Riccardo Berselli, che intonava la sigla dei fumetti in Tv".

Poi la Panini a Modena.

"Negli ’90 sono stato condirettore del settimanale umoristico Comix, edito da Franco Cosimo Panini. Anche qui una bella avventura"

E’ vero che lei nacque in una notte da tregenda?

"Nevicava furiosamente. La levatrice, un donnone che pareva un personaggio di Fellini, mi aveva già fatto uscire col capo. Diceva a mia madre, spinga signora, respiri signora, spinga signora. Poi all’improvviso si interruppe l’energia elettrica. Oddio e adesso che facciamo, urlò l’ostetrica mentre io ero a mezza via. Mio padre veterinario, presente al parto, non si perse d’animo. Lo tiri fuori, intimò. Così fui un bambino che, invece di venire alla luce come tutti, venni al buio".

Suo padre da piccolo le chiese mai ‘Cosa vuoi fare da grande’?

"Certo, lì per lì risposi. Voglio diventare vecchio. Ce l’ho fatta eccomi qua. Ma la mia passione era il disegno".

Cosa sono quei cassetti appesi al soffitto di casa?

"Un omaggio al mio amico Alessandro Bergonzoni. Durante uno spettacolo disse che i soffitti a cassettoni sono bellissimi, ma gli indumenti cadono a terra. Così io li ho appesi sul serio a casa mia. Vuoti, per evitare che le camicie finiscano sul pavimento. Legga il cartello: Mirabile esempio di soffitto a cassettoni del 7/8 Novecento".

Come si fa ad arrivare ad oltre 90 anni cosi in forma?

"Bisogna stare attenti e non distrarsi mai, perché se muori prima va tutto a carte quarantotto".

Gli anni della pubblicità in tv?

"Cominciai nei Settanta. Fondai la società Vimder Film con alcuni miei colleghi. Il nome è l’acronimo dei nomi dei soci Luciano Visani, Tiziano Malossi, Guido De Maria e Augusto Righi. La Vimder casa di produzione iniziò a realizzare spot per Carosello che poi divennero celebri".

Il festival dell’umorismo di Bordighera.

"Bisognava farsi notare. Partii da Modena in Lambretta durante una licenza del servizio militare. Arrivato in città via gli abiti civili e mi vestii con la divisa che tenevo nel bauletto. Entrai strombazzando in Corso Italia dove erano riuniti 300 umoristi di tutto il mondo. Mi feci conoscere come il soldatino in Lambretta".

Il suo amicone resta Francesco Guccini?

"Un vecchio amico, anzi un antico amico. Ci sentiamo spesso al telefono, per lui sono sempre Guidino. Cominciò a suonare la chitarra per cuccare le ragazze. Ma la nostra amicizia cominciò con una incomprensione".

Racconti.

"A Bologna andai a sentirlo per registrare uno dei primi spettacoli. Con quel suo vocione si capiva poco. Mi misi accanto a lui e gli chiesi di scandire meglio le parole. Ottenni scarso risultato, quindi tornai ad insistere. ‘Può sillabare meglio?’. Smise di suonare. Silenzio di tomba. Volse uno sguardo truce verso di me: ‘C’è qualcuno che mi può togliere di torno questo rompicoglioni?’. Cento persone si girarono e mi squadrarono da cima a fondo. Cominciò così una grande amicizia".

Avete collaborato?

"Facemmo anche spettacoli di cabaret e musica insieme con un gruppo chiamato Gli Archibusti, io, Guccini, fra gli altri Franco La Polla, critico musicale, e Annarita Torsello, che poi divenne moglie di Mike Bongiorno. Un successo. Uscivamo da un locale per raggiungerne un altro dove era in programma il secondo spettacolo e un codazzo di spettatori ci seguiva per vedere anche l’altra esibizione. Era la Bologna di Pupi Avati, dei biassanot, dei tortellini a tarda ora".

Ha mai pensato ad un fumetto per quando un giorno lontano sarà in Paradiso?

"Il colore bianco c’è, le nuvolette per le scritte con le parole pure e con tutta la gente che staziona lassù i personaggi li troverò".