Haemotronic
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Medolla (Modena), 11 luglio 2014 - DAGLI INDAGATI (dieci tra architetti, ingegneri e geometri) alla mancanza di informazioni sulla sequenza sismica in atto, ai ritardi della Protezione civile e l’incertezza normativa generale. Parte dalla tragedia della Haemotronic di Medolla, costata la vita a quattro operai il 29 maggio del 2012 con la scossa delle nove del mattino, ma arriva ad affrontare il sisma che ha devastato l’Emilia, come mai finora era stato fatto in un atto ufficiale. A 360° verrebbe da dire. Sono 476 le pagine della perizia firmata dal pool di esperti del gip Teresa Magno per l’indicente probatorio sul crollo del capannone dell’azienda biomedicale. Un elaborato, finora assolutamente inedito, firmato anche da Maria Gabriella Mulas, docente al Politecnico di Milano, che ha condotto un lavoro simile sulla Casa dello studente a L’Aquila (sisma del 6 aprile 2009, otto i giovani morti).

INFORMAZIONI MANCATE

I periti del gip sono chiamati, nel procedimento ancora in corso, a dire la loro su come era costruita la struttura, sul perché (e il come) gli operai si trovavano al suo interno la mattina del 29, dopo che il 20 il terremoto aveva già seminato devastazione. Più nello specifico, si domanda come agì, e soprattutto in che contesto, l’ingegnere che diede l’ok al rientro. «Appare con evidenza — risponde il pool — una mancanza di informazioni sulla sequenza sismica in atto, che si è conclusa solo con l’evento del 3 giugno, e un ritardo nell’affrontare il problema costituito dalle valutazioni di agibilità dei capannoni progettati e costruiti senza alcun tipo di protezione antisismica».

PROTEZIONE CIVILE

Dunque quando l’ingegnere (indagato) eseguì il ‘sopralluogo’ per il giudizio di agibilità, il 21 maggio, lo fece prevalentemente su una valutazione visiva, basandosi su un’osservazione dei danni causati dal terremoto del giorno prima. Una prassi per tanti in quei giorni, tra il 20 e il 29. «L’ordinanza 2 del 2 giugno 2012 — si legge nell’elaborato — del capo della Protezione civile emanata dopo la seconda scossa violenta e le morti del 29 maggio, rappresenta la colpevole ammissione di ritardo nell’affrontare un problema delicato che coinvolgeva la sicurezza delle condizioni lavorative di un distretto industriale di vitale importanza per l’economia nazionale». L’ordinanza in questione stabilirà che il titolare dell’attività produttiva deve acquisire la certificazione di agibilità sismica rilasciata a seguito di verifica di sicurezza effettuata ai sensi delle norme tecniche vigenti, da un professionista abilitato, e depositare la stessa al Comune competente.

SINDACO

Il 29 ottobre 2012 i carabinieri del Nor di Carpi interrogano il sindaco di Medolla, Filippo Molinari, il quale spiega come si agiva in quei giorni, dopo il 20 maggio e prima del 2 giugno, per la verifica dei danni. «I proprietari di immobili civili o industriali hanno agito in modi diversi: fin dai primi momenti alcuni hanno chiesto un sopralluogo, altri no. Nel secondo caso spesso i proprietari hanno provveduto in proprio alla verifica dell’agibilità». Il sindaco spiega anche che al Comune di Medolla non è pervenuta alcuna richiesta di agibilità successiva all’evento del 20 maggio da parte di Haemotronic e che l’agibilità di idoneità statica condotta dall’ingegnere non è stata depositata in Comune.

A OCCHIO NUDO

L’ingegnere indagato, quindi, ha agito seguendo quanto in tanti hanno fatto. Questo però ha comportato, rilevano i periti, aspetti rilevanti: «Il piano terra della Haemotronic per tre quarti era occupato da un’area produttiva, che in grande maggioranza era gestita con le modalità tipiche delle camere bianche — laboratorio, ndr —. La struttura non era quindi visibile, essendo i pilastri tutti ricoperti da appositi pannelli. Per l’ingegnere era di fatto possibile valutare solo la situazione dei pilastri della zona magazzino; nella zona ufficio e nella zona spogliatoi del personale, i pilastri erano ricoperti da pannelli. Nei servizi, da piastrelle».

DIPENDENTI

«Non mi è sembrato di vedere danni evidenti. Ricordo solo una crepa nel cartongesso». A parlare è uno dei dipendenti interpellati a proposito. Conferma che a occhio nudo i danni alla Haemotronic non erano tali da destare preoccupazioni.

NUOVA SCOSSA

Il 21 maggio l’ingegnere indagato diede un giudizio di agibilità «ragionevole». Nonostante «l’inaccessibilità all’ispezione di un gran numero di pilastri». Di certo, scrivono i periti, «la valutazione di un evento sismico di intensità maggiore era totalmente al di fuori della portata dell’ingegnere, in quanto di competenza di un sismologo». Infine, sulla valutazione data a un edificio privo di alcun tipo di progettazione antisismica, «non doveva essere lasciata alla valutazione individuale, ma richiedeva di essere normata in tempi ben più stretti di quelli utilizzati dalla Protezione civile».

EDIFICIO E DIFFORMITÀ

I periti rilevano che l’edificio era conforme alle norme dell’epoca della costruzione (l’agibilità è del 2005). Sono state rilevate difformità tra il progettato e il costruito, nella zona del solaio, in particolare, ma la causa principale del crollo sarebbe da ricercarsi nella mancanza di progettazione anti-sismica riconducibile alla carenza di strumenti normativi adeguati alla conoscenza dell’epoca. A tale mancanza sono riconducibili sia la configurazione sfavorevole dell’edificio, sia la mancanza dei dispositivi anti-ribaltamento, sia la carente capacità portante dei pilastri. Le non conformità rilevate sono tutte concentrate nella zona in cui il crollo ha trovato l’innesco». Ma «non è possibile trarre una conclusione definitiva circa il nesso causale».

TERREMOTO

Ampia è la disamina sul tipo di evento sismico: «Il periodo di ricorrenza di terremoti sulle singole faglie dell’arco ferrarese può essere quantificabile nel migliaio d’anni. Nella zona di Mirandola intorno ai 1000-2000 anni».

DOPO IL 20

«Le registrazioni accelerometriche provano che nella settimana successiva al 20 maggio l’attività sismica era ancora pienamente in corso e ben percepita dalla popolazione».

RESPONSABILITÀ

Dopo la forte critica sulle carenze normative e sulla gestione delle verifiche danni, i periti sospendono il giudizio rispetto alle responsabilità degli indagati: «Viste le incertezze in tema di normative, la risposta in merito deve rimanere di competenza dei magistrati».

Francesco Vecchi