Gli studenti in vacanza sono tornati nelle campagne a raccogliere la frutta. Tra i suoi effetti collaterali il coronavirus ha avuto anche quello di far tornare attuale tra i giovani una modalità di lavoro non più in voga da anni, come si può vedere dalla quantità di operai stranieri che affollano le campagne modenesi nei periodi di raccolta. Ma questo è un anno anomalo e, complice le difficoltà lavorative dei genitori, i figli si sono dovuti rimboccare le...

Gli studenti in vacanza sono tornati nelle campagne a raccogliere la frutta. Tra i suoi effetti collaterali il coronavirus ha avuto anche quello di far tornare attuale tra i giovani una modalità di lavoro non più in voga da anni, come si può vedere dalla quantità di operai stranieri che affollano le campagne modenesi nei periodi di raccolta. Ma questo è un anno anomalo e, complice le difficoltà lavorative dei genitori, i figli si sono dovuti rimboccare le maniche. "Le aziende agricole hanno avuto diverse richieste di lavoro da parte di studenti, ad esempio i quattro ragazzi di Zocca che sono andati a lavorare al mercato ortofrutticolo di Vignola – spiega Walter Monari direttore del Consorzio Ciliegia di Vignola Igp (nella foto) – abbiamo ricevuto richieste anche da persone con partita Iva rimaste in questi mesi senza lavoro, come gli ambulanti che non riescono ad arrivare alla fine del mese". Il problema di mancanza di manodopera nelle campagne, sollevato due mesi fa dal ministero dell’Agricoltura, "è un falso problema, solo di natura politica: quest’anno non siamo nemmeno riusciti a far lavorare tutte le persone che ne hanno fatto richiesta, non ci saremmo riusciti neanche se ci fosse stato più prodotto". Già perché la campagna ciliegie 2020, ormai conclusa, si è caratterizza per una drastica diminuzione dei frutti a causa delle gelate notturne primaverili: "Abbiamo il 50% di duroni in meno rispetto ad una annata normale ma di altissima qualità". Monari spiega che nel territorio quando si parla di ciliegia ci si riferisce quasi sempre ai duroni, la Moretta di Vignola "è un presidio Slow food ma ce ne sono pochissime quantità". Sono dunque i duroni a fare il prezzo che quest’anno è stato chiaramente più alto, essendoci meno volumi: "Dai 3 ai 10 euro al chilo ma solo le aziende con quantitativi normali ne hanno beneficiato". Il freddo che ha attaccato i fiori tra marzo e aprile ha falciato metà prodotto e le Igp Vignola sopravvissute sono straordinariamente "buone e saporite". Ormai la campagna vendite è agli sgoccioli ma nelle strade si vedono ancora i venditori ambulanti; le loro ciliegie, nella stragrande maggioranza dei casi, non sono Igp, quindi coltivate e prodotte seguendo il disciplinare. "Pochissimi venditori ambulanti hanno prodotto Igp", spiega Monari.

Silvia Saracino