di Paolo Tomassone Il primo è Mario Baroni; arriva alla scuola d’infanzia Tamburini alle 9 meno un quarto, in bicicletta, con la figlia caricata dietro e il figlio più piccolo sul seggiolino davanti: "Non ne potevamo più, siamo diventati di gomma; per chi lavora in presenza è insostenibile seguire tre figli a casa; solo le maestre hanno gli strumenti per gestire alcune situazioni difficili". Il suo è un caso isolato? Non si direbbe proprio, perché dopo cinque minuti arriva Matteo Ponato che tiene per mano il bimbo di cinque anni: "Aveva una gran voglia di tornare con i suoi compagni e anche noi genitori a dir la verità non ne potevamo più; durante questo...

di Paolo Tomassone

Il primo è Mario Baroni; arriva alla scuola d’infanzia Tamburini alle 9 meno un quarto, in bicicletta, con la figlia caricata dietro e il figlio più piccolo sul seggiolino davanti: "Non ne potevamo più, siamo diventati di gomma; per chi lavora in presenza è insostenibile seguire tre figli a casa; solo le maestre hanno gli strumenti per gestire alcune situazioni difficili". Il suo è un caso isolato? Non si direbbe proprio, perché dopo cinque minuti arriva Matteo Ponato che tiene per mano il bimbo di cinque anni: "Aveva una gran voglia di tornare con i suoi compagni e anche noi genitori a dir la verità non ne potevamo più; durante questo lockdown siamo riusciti a organizzarci, ma senza il supporto dei nonni non sarebbe stato possibile".

Nel primo giorno di scuola in presenza, dopo uno stop durato circa un mese, il ritornello è sempre lo stesso. "Siamo molto contenti, le nostre due bimbe ne avevano proprio bisogno di tornare in presenza, per ritrovare la propria routine – spiega Maria Carolina Bariola –. A casa siamo stati bene, ma non è stata una passeggiata. In ogni caso abbiamo dovuto utilizzare molto più spesso la babysitter". Questo fuori dal cancello della scuola di via Tamburini e del vicino nido Amendola. Dentro, invece, ci sono gli educatori e gli insegnanti che in queste settimane si sono improvvisati architetti e artigiani e hanno trasformato le scuole – in particolare quelle materne e i nido – per renderle ancora più sicure. Scuole che ora sono inavvicinabili agli esterni e che hanno aumentato le restrizioni per accompagnatori, genitori e ospiti. Prima di varcare il cancello, ogni mattina, infatti è obbligatorio misurare la temperatura, igienizzare le mani e indossare la mascherina. Ogni sezione è raggiungibile soltanto attraverso un percorso obbligato e separato dagli altri. Complice la bella stagione le attività saranno organizzate il più possibile negli spazi all’aperto. Mentre i bambini sono in cortile, il personale scolastico provvedere a igienizzare le aule e gli spazi comuni. A Modena, ieri, hanno ripreso la didattica in presenza e l’attività nei servizi educativi circa 16.100 bambini e ragazzi. In classe hanno potuto far rientro 8.300 bambini delle primarie e 1.650 studenti che frequentano il primo anno di scuola secondaria di primo grado. Sono invece 6.100 i bambini rientrati nelle strutture educative del sistema 0-6 anni: in 1.700, della fascia d’età 0-3 anni, hanno varcato i cancelli dei 52 nidi d’infanzia cittadini tra comunali, Cresciamo, convenzionati e privati; altri 4.400 bambini della fascia 3-6 anni sono rientrati nelle 63 scuole d’infanzia tra comunali, Cresciamo, statali, Fism, convenzionate e private. "Una bella giornata, molto attesa da tutti – commenta l’assessore all’Istruzione, Grazia Baracchi – prima di tutto dai bambini ma anche dalle insegnanti e dalle famiglie ormai stremate da questa situazione. Si riprende una quotidianità preziosa che speriamo possa essere il preludio per il ritorno alla normalità". L’attenzione rimane però alta. "Per la sicurezza di bambini e personale – prosegue Baracchi – abbiamo da tempo adottato il protocollo concordato con istituzioni e Ausl; inoltre, sfruttando la bella stagione le attività si svolgeranno per lo più all’aperto, una strategia che d’altra parte avevamo adottato già prima dell’emergenza sanitaria".