Se l’andamento dei contagi proseguirà con questi numeri, la riapertura delle scuole in presenza al 100% è davvero un miraggio, per Paolo Pergreffi, dirigente scolastico dell’Isitituto Fermi di Modena, dove risultano iscritti 1.200 studenti (il 60% circa proveniente da fuori città). Professore, in attesa di nuove disposizioni come vi siete organizzati? "Abbiamo ogni giorno otto classi che, al mattino e al pomeriggio, vengono in sede. Per un istituto tecnico come il nostro ci sono attività che non possono ovviamente essere svolte a distanza quindi, come da...

Se l’andamento dei contagi proseguirà con questi numeri, la riapertura delle scuole in presenza al 100% è davvero un miraggio, per Paolo Pergreffi, dirigente scolastico dell’Isitituto Fermi di Modena, dove risultano iscritti 1.200 studenti (il 60% circa proveniente da fuori città).

Professore, in attesa di nuove disposizioni come vi siete organizzati?

"Abbiamo ogni giorno otto classi che, al mattino e al pomeriggio, vengono in sede. Per un istituto tecnico come il nostro ci sono attività che non possono ovviamente essere svolte a distanza quindi, come da normativa, diamo accesso ai laboratori ai ragazzi. Le lezioni si svolgono in locali molto ampi, dove si possono mantenere le distanze di sicurezza".

Dopo l’ennesimo rinvio da parte della Regione, cosa si aspetta per le prossime settimane?

"Visto l’andamento epidemiologico temo che sarà prorogata questa situazione cioè di didattica a distanza per il 100% delle attività teoriche e con la possibilità di svolgere attività in presenza per alcune classi, per i ragazzi con disabilità".

Alcuni insegnanti, genitori e studenti hanno organizzato un presidio proprio davanti alla sua scuola per chiedere la riapertura delle superiori.

"Credo che la richiesta delle famiglie di poter far venire a scuola i figli sia giusta e legittima. Questi ragazzi stanno perdendo una parte importante della loro vita, della loro adolescenza. È un problema che riguarda l’apprendimento ma anche la socializzazione che è fondamentale in questa età. Farli venire a scuola è un’esigenza imprescindibile. Noi riceviamo molte richieste anche da parte dei ragazzi di venire a scuola il più possibile".

Cosa manca di più agli studenti?

"Sicuramente la socialità e l’attività fisica. Non possono farla a casa, in palestra e nemmeno nei campi sportivi. Anche a scuola l’attività fisica è sospesa: fanno scienze motorie a distanza, quindi in sostanza parlano di teoria degli sport e di educazione alla salute. Però la palestra manca molto ai ragazzi: la classica partita a pallavolo una volta alla settimana non si può fare e questa è una carenza molto importante".

Crede che dopo il rinvio fino al 24 gennaio si potrà alzare l’asticella per la presenza in aula?

"Allo stato attuale no. Noi ci atteniamo rigorosamente alle prescrizioni e alle misure previste dal decreto del governo".

In futuro si potrebbero prevedere alleanze con altri soggetti presenti sul territorio, magari col mondo del volontariato?

"Certamente per le attività all’esterno. Al momento l’impegno è quello di portare a scuola meno gente possibile per mantenere le condizioni di sicurezza, per questo al momento entrano solo docenti e studenti. La scuola è uno degli ambienti più sicuri perché i ragazzi vengono controllati, tengono la mascherina, rimangono per lo più seduti e mantengono la distanza. È un ambiente comunque tranquillo".

p. t.