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23 mar 2022

"Il gioco d’azzardo cresce tra i più giovani"

Fra i numeri preoccupanti della provincia quelli di Carpi lo sono in modo particolare. Bigarelli: "Il lockdown ha influito su questa situazione"

Massimo Bigarelli, direttore del Servizio Dipendenze Patologiche
Massimo Bigarelli, direttore del Servizio Dipendenze Patologiche
Massimo Bigarelli, direttore del Servizio Dipendenze Patologiche

È allarme gioco d’azzardo patologico a Carpi. Secondo il rapporto realizzato da Federconsumatori, Arci e Acli, la città dei Pio è maglia nera in provincia, sia per il gioco fisico che per quello on line. Sul punto interviene il dottor Massimo Bigarelli, direttore del Servizio Dipendenze Patologiche di Carpi e Mirandola.

I dati sono preoccupanti: come è la situazione?

"Nel 2021 abbiamo registrato in provincia 154 casi. Di questi, 30 riguardano l’Area Nord e nello specifico 21 su Carpi e 9 a Mirandola. Dei 30 casi, 7 sono nuove prese in carico".

Rispetto al biennio passato? "Verso il 2020 c’è stata una lieve deflessione, dovuta alla pandemia in atto, alle restrizioni, alla riduzione delle visite in ambulatorio. Il Counseling telefonico però è sempre rimasto attivo e funzionante. Dunque, la riduzione riguarda più che altro gli accessi diretti, ma il problema c’è".

Che approccio avete con il gioco d’azzardo patologico?

"Su vari livelli. Il gioco d’azzardo patologico, ancora più che l’uso di droghe come eroina e cocaina, può essere evidenziato già dagli stessi familiari. Dunque, molto importante è anche il lavoro ‘indiretto’ che facciamo sulle famiglie, in piena collaborazione con i Servizi sociali del Comune e dell’Unione Terre d’Argine, che svolgono un ruolo di ‘sentinella’. Chi gioca, si devasta anche ‘economicamente’, e spesso si rivolge ai Servizi sociali, che poi ci allertano".

Gli interventi sono cambiati nel corso degli anni?

"Il ‘Piano regionale prevenzione’ dell’Emilia Romagna, licenziato a dicembre 2021, ha reso più ‘strutturati’ gli interventi in materia di Gap. Una quindicina di anni fa, l’organizzazione era più spontanea, gli stessi operati si formavano in modo autonomo. Il Gap è una patologia riconosciuta e ci sono team dedicati, elemento importante questo quando si strutturano gli interventi sotto l’aspetto della cura e della prevenzione. Grazie al piano regionale si è potuta creare una cabina di regia provinciale che si occupa anche di formazione, anche scientifica, al fine di imparare a relazionarsi con gli utenti e con le famiglie".

Questo ha consentito anche di poter effettuare degli investimenti?

"L’Ausl investe su questa patologia: su Carpi abbiamo potuto assumere di recente due nuove persone (un educatore professionale e un tecnico della riabilitazione psichiatrica), oltre ad uno psicologo dedicato al Gap".

Come ha influito la pandemia in questo senso?

"Durante i lockdown del 2020 e 2021, le persone non potevano uscire; inoltre sono state poi poste delle limitazioni all’accesso alle sale slot. Il che ha però portato ad un altro fenomeno: l’aumento del gioco on line e dei gratta e vinci. Con un altro dato allarmante".

Ossia?

"Sono aumentati i giovani, anche minorenni, che giocano on line".

Quanto rileva la ‘rete’ dei casi di dipendenza da gioco patologico esistono nella nostra realtà?

"Ha un ruolo importante. Siamo in contatto con il Centro d’ascolto diocesano della Caritas e attiva è la collaborazione, oltre che con i Servizi sociali, con la stessa Polizia locale, con il Ceis e l’associazione Papa Giovanni XXIII, che ci segnalano i casi fragili".

Maria Silvia Cabri

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