Un contratto a tempo pieno e indeterminato, al quale ha dovuto rinunciare per crescere la figlia che oggi ha 4 anni. Valeria Benassi, modenese, è una delle tante mamme emiliane che ha dovuto rinunciare al lavoro per la famiglia. Uno stop forzato per mancanza di alternative. Perché ha dato le dimissioni? "Avevo un lavoro a tempo indeterminato, 6 giorni su 7 e a turni, che mi impegnava 40 ore settimanali. Facevo la cameriera in un ristorante di Modena e...

Un contratto a tempo pieno e indeterminato, al quale ha dovuto rinunciare per crescere la figlia che oggi ha 4 anni. Valeria Benassi, modenese, è una delle tante mamme emiliane che ha dovuto rinunciare al lavoro per la famiglia. Uno stop forzato per mancanza di alternative.

Perché ha dato le dimissioni?

"Avevo un lavoro a tempo indeterminato, 6 giorni su 7 e a turni, che mi impegnava 40 ore settimanali. Facevo la cameriera in un ristorante di Modena e mi trovavo bene. Dopo la maternità, sono rientrata al lavoro pagando la baby sitter, e poi anche il nido. A un certo punto mi sono resa conto che quello che guadagnavo lo spendevo per pagare asilo e tata. Allora ho deciso che mi sarei licenziata".

Non aveva alternative?

"Conciliare lavoro e famiglia era diventato impossibile. Il padre di mia figlia lavora a tempo pieno e c’è anche una nonna non autosufficiente da accudire. Non ce la facevo più. Lavoravo negli orari del pranzo e della cena, mia figlia andava all’asilo ma non bastava. Serviva qualcuno che la andase a prendere. Quindi abbiamo preso una baby sitter, ma in pratica quello che guadagnavo lavorando andava in spese per accudire la bambina. Inoltre, non la vedevo mai. Era insostenibile".

I nonni?

"C’è solo mia madre che può aiutarci, ma non è sempre disponibile poiché lavora. Anche l’innalzamento dell’età pensionabile è uno dei fattori che priva le giovani famiglie dei nonni".

Aveva chiesto al datore di lavoro turni più flessibili?

"Sì, e mi è anche venuto incontro. Ma il settore della ristorazione ha questi orari...".

Che cosa servirebbe per supportare le mamme e le famiglie?

"Credo che lo Stato debba prevedere strumenti per i datori di lavoro, i quali non possono prendersi totalmente a carico i problemi del personale. Poi servono supporti alle famiglie. Per esempio ora sto facendo uno stage gratuito per cercare di ricollocarmi nel mondo del lavoro, sempre nel settore dell’enogastronomia, ma con un ruolo diverso e quindi orari diversi. Ecco, risulto disoccupata e non ho diritto al bonus dei centri estivi. Eppure ne ho bisogno. Anche nelle graduatorie dell’asilo questo mi ha penalizzata. Se le mamme non vengono aiutate con un welfare più ampio e moderno diventa difficile, se non impossibile, trovare un nuovo lavoro anche dopo essersi licenziate"

val. b.