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22 mag 2022

"Il rogo nella caserma è un ricordo terribile"

Mirandola, cerimonia a tre anni dall’incendio doloso nella sede della polizia locale. Il figlio di una vittima: "Istituzioni troppo lente"

22 mag 2022
La cerimonia a tre anni di distanza dal rogo che in via Roma provocò la morte di due donne
La cerimonia a tre anni di distanza dal rogo che in via Roma provocò la morte di due donne
La cerimonia a tre anni di distanza dal rogo che in via Roma provocò la morte di due donne
La cerimonia a tre anni di distanza dal rogo che in via Roma provocò la morte di due donne
La cerimonia a tre anni di distanza dal rogo che in via Roma provocò la morte di due donne
La cerimonia a tre anni di distanza dal rogo che in via Roma provocò la morte di due donne

Non solo il decennale del sisma: a scuotere la memoria della comunità mirandolese, in questi giorni di fine maggio, anche il terzo anniversario del rogo appiccato presso la sede della polizia locale, nel 2019. Un episodio doloso e gravissimo, che costò la vita alla mirandolese Marta Goldoni, di ottantaquattro anni, e alla badante Yaroslava Kryvoruchko, settantaquattrenne di origini ucraine.

Fatali furono i fumi prodotti dalle fiamme, che causarono altresì l’intossicazione di diciannove persone, residenti negli appartamenti situati sopra il commissariato. Autore del crimine, venne riconosciuto il giovane cittadino marocchino Boraja Otman, entrato clandestinamente in Italia e già sottoposto a decreto di espulsione. Misura che tuttavia si rivelò inefficace, in quanto nella notte del 21 maggio 2019, Otman si intrufolò presso lo stabile di via Roma, forzando l’ingresso e dando alle fiamme i locali del commissariato.

"Come ogni anno, siamo qui a ricordare le vittime di quell’evento terribile, assieme alla famiglia di Marta Goldoni e ai superstiti", ha commentato il comandante della polizia locale mirandolese Gianni Doni, presente nella mattinata di sabato 21 alla commemorazione. "Si è trattato di un gesto assurdo, privo di movente, rispetto al quale poche definizioni sono utilizzabili". Parole condivise dal sindaco di Mirandola Alberto Greco, che ha sottolineato la necessità di eludere ad ogni costo, in futuro, episodi simili. "Quei fatti evocano un ricordo terribile", ha affermato il primo cittadino, "circa un atto che si poteva ed andava, con ogni mezzo disponibile, evitato". Amarezza è stata invece espressa dal figlio di Marta Goldoni, Gianni Pellicciari, che ha rimproverato le istituzioni circa l’assenza di celerità nella gestione dei risvolti legali. "Siamo in alto mare, le istituzioni avevano promesso, ma hanno fatto poco", ha laconicamente dichiarato il congiunto della vittima. In effetti, al momento, l’edifico colpito dal rogo è ancora in fase di ristrutturazione, e non vi sono tempi certi. La situazione di stallo coinvolge parzialmente anche il comando della polizia locale che, orfano della propria vecchia sede, è attualmente dislocato presso via 29 Maggio, nell’attesa di assegnazione definitiva in via Circonvallazione. A termine, è invece giunto il processo che ha coinvolto Otman: la condanna prevede otto anni di reclusione per furto aggravato, incendio doloso e morte come conseguenza di altro reato.

Marcello Benassi

© Riproduzione riservata

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