"Insieme alle donne di Argo si parla del dramma della guerra"

Arianna Scommegna è tra le attrici che sabato sera a Mirandola metteranno in scena "Supplici" di Euripide.

"Insieme alle donne di Argo si parla del dramma della guerra"

"Insieme alle donne di Argo si parla del dramma della guerra"

Arriva a Mirandola, all’Auditorium Rita Levi Montalcini, sabato alle 21, ‘Supplici’ dalla tragedia di Euripide con la regia di Serena Sinigaglia nell’adattamento di Maddalena Giovannelli. Lo spettacolo prodotto da ATIR – Nidodiragno/CMC – Fondazione Teatro Due, Parma, ha vinto il Premio della critica 2022 dell’Associazione Nazionale dei Critici di Teatro e il Premio Hystrio Twister 2023. In scena sette madri, sette attrici: Mariangela Granelli, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, che abbiamo intervistato, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan, Deborah Zuin. Interpreteranno il coro delle supplici e saranno anche, di volta in volta, i diversi personaggi della tragedia.

Arianna Scommegna, chi sono le ‘donne di Argo’?

"Nella tragedia scritta da Euripide nel 423 a.C., le donne di Argo, sono le sette madri dei guerrieri argivi morti nel fallito assalto a Tebe. Si riuniscono presso l’altare di Demetra ad Eleusi per supplicare gli ateniesi di aiutarle a dare degna sepoltura ai figli. Il re ateniese Teseo, padre della democrazia, delle regole dettate dal popolo, decide di aiutarle, ma l’accordo non viene trovato e la guerra tra le due città è inevitabile. Queste donne sono portatrici di diritti inalienabili, riavere il corpo dei propri figli morti, ma ne chiedere di fare valere questi loro diritti, faranno scattare un altro conflitto".

Che peculiarità ha questo dramma di Euripide?

"E’ uno dei suoi testi più politici e, come tale, molto contemporaneo. In quegli anni Atene era in piena espansione imperialista in tutto il Peloponneso: Euripide vuole portare l’attenzione sul paradosso di queste guerre che, al di là dell’esito spesso vittorioso, stanno devastando la città e la sua società. Euripide ci parla ancora oggi dell’orrore della guerra, del dolore che provoca la violenza: il lutto, il rapporto con la morte per coloro che restano, il ruolo degli dèi, del fato ma soprattutto degli uomini come motore della Storia. Pare chiedersi, dove è la democrazia, se, per fare valere i propri diritti, la catena dei conflitti non si interrompe mai?".

Si parte dal testo originale: l’adattamento porta delle aggiunte?

"Sono stati inseriti alcune citazioni di altri autori tra cui Emil Cioran, Nicolò Machiavelli e Platone, con un risultato complessivamente compatto e potentemente significante. A fronte di un testo intellettuale, l’impatto fisico viene accentuato, anche con la danza, il canto, il movimento delle sette madri come un corpo solo".

Maria Silvia Cabri