Italo Spinelli
Italo Spinelli

Finale Emilia (Modena), 10 aprile 2018 - Il grande desiderio di rivedere un giorno sua moglie, morta quattro anni fa. Dietro alla scelta di Italo Spinelli, 82 anni, di intraprendere il corso di laurea in filosofia c’è l’amore per la sua sposa, e per la vita. «Dare risposte in più fa bene all’anima – racconta –. Da sempre ho nutrito interesse per la filosofia, perché volevo capire il percorso dell’anima quando lascia il corpo, poi dopo la morte di mia moglie Angela, stimata maestra e moglie esemplare, l’interesse si è trasformato in necessità». Così quattro anni fa Spinelli decide di iscriversi alla facoltà di filosofia dell’Università di Macerata, e tra due giorni discuterà la tesi di laurea sulla vita di Thomas More, col professor Omero Proietti.

Dottor Spinelli, come vive questi giorni prima della laurea?

«Preferisco Italo, senza ‘dottore’. Sono agitato, come prima degli esami, e pensare che ne ho sostenuti 35, con la media di 24/30esimi. A un passo dal traguardo, l’agitazione però persiste e così mi aiuto con qualche tisana rilassante».

Non è da tutti decidere di rimettersi sui libri nell’età della pensione, non trova?

«Sì, è vero, ma dopo la scomparsa di mia moglie ho avuto un pensiero ricorrente: l’anima muore o prosegue il suo percorso in una dimensione diversa? Una domanda che spesso facevo anche al nostro caro parroco don Ettore, mancato nel 2015, e lui, con la sua fede granitica, mi spronava a credere».

A un passo dalla tesi quale risposta si è dato?

«L’anima vive, sono credente, e la penso come Pascal, il filosofo che sento più vicino perché la sua ‘scommessa’ è davvero geniale».

Ci spieghi.

«Pascal parte dagli scrittori patristici per convincere i pagani e gli atei a convertirsi al cristianesimo. Il suo ragionamento porta alla conclusione che conviene credere in Dio: se esiste ottengo la salvezza e ho vissuto un’esistenza lieta rispetto alla consapevolezza di finire in polvere. La fede ci porta all’eternità della vita».

Sua moglie sarebbe orgogliosa di lei, non crede?

«Penso di sì, perché quando mi diplomai perito industriale, all’età di 40 anni, mi fece tanti complimenti. Sono stato uno studente lavoratore, oltre che marito e padre di famiglia. Prima di fare l’operaio alla Fiat, a Modena, ho fatto per anni il materassaio, poi l’operaio in fonderia».

I suoi figli saranno altrettanto orgogliosi. Verranno con lei a Macerata?

«Paolo, Francesca, Alessandra saranno al mio fianco. Verrà anche il sindaco Sandro Palazzi, e se non lui il vice Lorenzo Biagi, poi il presidente del consiglio comunale Maurizio Boetti e forse l’assessore alla Cultura Gianluca Borgatti».

Sapeva che una laurea in filosofia a Macerata equivale a una laurea ad Oxford?

«So che è tra le migliori a livello nazionale. La mia ‘prof’ di storia della filosofia antica, la ricercatrice Arianna Fermani, è conosciuta a livello internazionale, è spesso in viaggio per conferenze».