La protesta  dei lavoratori alla Italpizza
La protesta dei lavoratori alla Italpizza

Modena, 19 dicembre 2018 - «Accertate violazioni, addebitati contributi omessi, irrogate sanzioni amministrative»: questo è il risultato dell’accertamento dell’Ispettorato del Lavoro di Modena su ‘Evologica Soc. Coop.’ e ‘Logica.Mente Soc. Coop.’ (quest’ultima già sostituita nel frattempo dalla cooperativa ‘Cofamo’) operanti in appalto nel sito dell’Italpizza di Modena, la società leader nella produzione di pizze surgelate oggetto di contestazioni sindacali nelle ultime settimane. A comunicarlo sono i sindacati Flai e Filcams della Cgil. «Si tratta di una prima comunicazione sintetica dell’Ispettorato giunta in questi giorni, al termine di un lungo accertamento partito da una segnalazione della Flai/Cgil nel 2016 e terminato nel 2018». 

«Il modello Italpizza (cioè l’appalto completo della produzione industriale a 600 lavoratori di due cooperative) sembrava agli occhi di molta parte del mondo politico la via d’uscita virtuosa nel sistema degli appalti nel distretto agroalimentare modenese. Secondo alcuni da una parte ci sarebbero le false cooperative del settore carni gestite da stranieri e prestanome, ma dall’altra parte ci sarebbe invece – sostiene la Cgil - il modello sociale delle cooperative virtuose, gestite da ‘imprenditori italiani’ e certificate dalla Fondazione Biagi». 

Tuttavia, continua il sindacato, «un elemento comune c’è: diffuse irregolarità e allontanamento dei sindacati scomodi, come è capitato alla Cgil». 

“Le ragioni delle proteste dei lavoratori in appalto presso l’Italpizza sono fondate, legittime, ampiamente prevedibili e degne di una considerazione che finora è stata negata. A questi lavoratori va la nostra solidarietà – dichiarano Marco Bottura della Flai/Cgil e Laura Petrillo della Filcams/Cgil - Tuttavia il recente “Decreto Sicurezza”, che reintroduce il reato di blocco stradale e prevede pene detentive per i responsabili di tali azioni, espone i lavoratori coinvolti a rischi personali molto pesanti e sicuramente sottovalutati. La vertenza rischia quindi di diventare solo un problema di ordine pubblico in cui i primi a rimetterci sono i lavoratori stessi. I comunicati e le dichiarazioni delle società coinvolte sono vergognosi perché non hanno la decenza  né di ammettere che delle irregolarità sono state rilevate né che le condizioni di lavoro necessitavano di ascoltare le ragioni dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali che li rappresentano.”