ATTESISSIMA, si disvela la settima edizione estiva del Modena Jazz Festival 2019, risposta a un mondo che premia la quantità e il conformismo modaiolo piuttosto che la qualità, recante la griffe consueta dell’Associazione Amici del Jazz di Modena. Passerella, da stasera a domenica, per un discreto numero di artisti di «allure» nazionale e internazionale, come il prodigio della tromba Enrico Rava, tale anche...

ATTESISSIMA, si disvela la settima edizione estiva del Modena Jazz Festival 2019, risposta a un mondo che premia la quantità e il conformismo modaiolo piuttosto che la qualità, recante la griffe consueta dell’Associazione Amici del Jazz di Modena. Passerella, da stasera a domenica, per un discreto numero di artisti di «allure» nazionale e internazionale, come il prodigio della tromba Enrico Rava, tale anche per lo standard d’alta quota di longevità creativa. Il risultato è che i temi diventano utili punti di partenza per le improvvisazioni di chi ne condivide le luci della ribalta, ma anche per contrappunti e risposte, gestite in maniera fluida e filante. La rassegna, ospitata in Via Niccolò Dell’Abate, nello spazio di fronte al Modena Centrale e al complesso culturale Abate Road, dove l’associazione svolge gran parte della programmazione annuale, dopo il prologo della settimana scorsa che ha visto protagonista un promettente poulain del pianismo allevato in città qual è Giulio Stermieri, parte stasera con una produzione originale che vede il batterista Anthony Pinciotti in incantevole interplay con Dario Deidda (basso) e con Bebo Ferra (chitarra), componente essenziale da oltre due decenni dei molti mondi di Paolo Fresu. Domani calici alzati per gli ottant’anni del neo cavaliere della Repubblica Enrico Rava, virtuoso che trasfonde nella tromba il romanticismo cupo di chi nasce a Trieste e l’asciutto understatement assimilato all’ombra della Mole di Torino, special guest del quartetto guidato dai fratelli Enzo Lo Greco (contrabbasso) e Gianni (batteria) con Antonio Zambrini al piano. Sabato «carte blanche» per il pianista modenese Stefano Calzolari che ai esibirà in solo, duo, trio e quartetto con un’altra star come Amedeo Ariano, batterista di Sergio Cammariere. Per la chiusura della rassegna le luci domenica si trasferiscono dalle 11 nel Museo Lapidario Romano, Palazzo dei musei, con il commento sonoro «Roots» di Achille Succi (ance) e Pietro Ballestero (chitarre) . A seguire ogni sera dalle 23 raffinate jam session. Gian Aldo Traversi