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5 mag 2022

La Linea Gotica: un confine tra vita e morte

Cinque donne uccise dalle atrocità della guerra nazifascista a Sant’Annapelago. La studiosa Vanoni: "Ricordare è fondamentale"

5 mag 2022
La classe 3 ^ A dell’istituto comprensivo di Pievepelago
La classe 3 ^ A dell’istituto comprensivo di Pievepelago
La classe 3 ^ A dell’istituto comprensivo di Pievepelago
La classe 3 ^ A dell’istituto comprensivo di Pievepelago
La classe 3 ^ A dell’istituto comprensivo di Pievepelago
La classe 3 ^ A dell’istituto comprensivo di Pievepelago

Presso il Passo del Saltello si trova il Tempietto della Faggiaccia, monumento commemorativo posto in prossimità del valico che divide l’Emilia dalla Toscana, che ricorda l’eccidio da parte dei nazisti avvenuto l’11 Novembre del 1944, di cinque donne, Giulia Beneventi, Annunziata Mocogni, Aldina Ori, Irma Mucci e Zita Ori, che tentavano il ritorno verso casa.

Correva l’anno 1944 quando le donne furono uccise barbaramente dai nazisti. Mentre Firenze era già stata liberata per mano degli Alleati, il Nord era ancora nelle mani dei nazifascisti. La liberazione dell’Italia si arrestò sul confine tosco-emiliano, chiamato Linea Gotica. Nei mesi successivi all’Armistizio, 8 settembre 1943, si erano organizzati nuclei di italiani che combattevano contro la dittatura fascista: i partigiani.

Ma chi erano queste donne?

Irma Mucci e Annunziata Mocogni non avevano più notizie dei mariti e avevano deciso perciò di valicare l’alpe e scendere in Toscana.

Aldina Ori si era recata in Toscana per mettere in salvo la sua coppia di buoi dal momento che rappresentavano l’unica fonte di vita.

Zita Ori e Giulia Beneventi erano andate in terra libera per accompagnare i propri cari al sicuro. Indagando ulteriormente sull’accaduto abbiamo deciso di intervistare una giornalista e studiosa di storia contemporanea, la professoressa Milena Vanoni, che ha parlato dell’eccidio delle cinque donne nella sua tesi di laurea.

Per quale motivo si è interessata al caso? E cosa ha provato nello studiare la vicenda?

"Io ho studiato storia contemporanea all’università, in particolare la seconda guerra mondiale per la vicinanza del territorio e per la stesura della mia tesi. Ho raccolto informazioni sui partigiani e nazisti, trovando l’eccidio delle cinque donne e approfondendolo con fonti orali. Le atrocità che hanno compiuto i nazisti mi hanno colpito molto. Ho voluto capire come le persone fossero capaci di fare cose così atroci".

Qual è la funzione di questo monumento oggi?

"Ricordare è fondamentale, è un nostro dovere per non replicare gli errori nel futuro, anche se la storia ci insegna che i fatti sono destinati a ripetersi, come la situazione nella quale ci ritroviamo oggi".

Quali sono state le fonti di cui si è servita per i suoi studi?

"Ho utilizzato sia materiale d’archivio che fonti orali. Ciascuna delle persone che ho intervistato ha raccontato il proprio vissuto dal suo punto di vista, quindi ho trovato di tutto. Pievepelago fino al secondo dopoguerra era molto trafficata perciò è stata occupata a lungo dai tedeschi. Ho avuto modo di intervistare anche dei partigiani dal momento che nei dintorni era stata proclamata la Repubblica Partigiana di Montefiorino.

Dalle testimonianze raccolte e dal lavoro degli studiosi abbiamo capito che la resistenza non è solo armata ma nasce anche dai piccoli gesti di umanità, che poi si rivelano grandi passi verso la liberazione e la libertà.

A dichiarare guerra sono i potenti, a morire gli innocenti (cit. Silvana Stremiz)".

3^A

Istituto comprensivo

di Pievepelago

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