JACOPO GOZZI
Cronaca

La Mutina Romana ora può parlare Il Lapidario dà voce all’antichità

Cuffie wireless e smartphone per vivere un’esperienza immersiva attraverso le emozioni dei ’cittadini’ dell’epoca

La Mutina Romana ora può parlare  Il Lapidario dà voce all’antichità

La Mutina Romana ora può parlare Il Lapidario dà voce all’antichità

di Jacopo Gozzi

"Sono nata schiava, molto lontano da qui, eppure oggi cammino con la testa alta per le strade di Mutina". A pronunciare queste parole di riscatto sociale dal suo monumento funerario è la liberta Vetilia Egloge che, verso la fine del I sec. d.C., abitò a Mutina. La storia di Egloge e le voci di donne e uomini vissuti ai tempi di Mutina rivivono al Lapidario Romano del Museo Civico in un percorso sonoro riproducibile tramite cuffie wireless disponibile oggi e domani dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, a ingresso libero. A partire da lunedì lo stesso percorso – disponibile in italiano e in inglese – continuerà a essere fruibile gratuitamente da smartphone: sarà sufficiente inquadrare il QR code all’ingresso del Lapidario, visitabile dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 19, domenica e festivi dalle 9.30 alle 19.30. Ieri mattina, alla presentazione del percorso, erano presenti Andrea Bortolamasi, assessore alla Cultura del Comune di Modena; Cristiana Zanasi, curatrice della sezione Archeologia del Museo Civico; Silvia Pellegrini, curatrice del progetto. "Il Museo Civico – dichiara Andrea Bortolamasi – è sempre molto attento agli aspetti innovativi: oggi viene proposto un modo diverso di vivere il Lapidario che permette di riascoltare le voci degli abitanti della Mutina Romana". Il Lapidario romano, è nato nel 2002 e oggi raccoglie le testimonianze dei monumenti funerari rinvenuti nelle necropoli di Mutina a partire dagli anni ’60 del Novecento. "Nel Museo archeologico – spiega Cristiana Zanasi – si possono osservare le testimonianze materiali di Mutina che provengono da edifici pubblici, domus patrizie e impianti termali, mentre nel Lapidario si capisce chi frequentava quegli ambienti, viveva in quelle case e percorreva quelle strade. Se nel 2002 questo messaggio poteva essere svelato esclusivamente leggendo le epigrafi e studiando l’apparato iconografico, oggi viene offerto direttamente dai racconti dei Mutinenses". Un percorso innovativo che proietta l’ascoltatore nella vita quotidiana degli abitanti della Mutina romana, tra storie avvincenti di guerra, amicizia e riscatto, senza dimenticare il lavoro delle persone, dall’orefice al produttore di lana. "Con questa iniziativa – le parole di Silvia Pellegrini – abbiamo tentato di leggere questi monumenti attraverso le emozioni: siamo partiti dai messaggi degli stessi mutinenses e abbiamo ricostruito le loro storie personali. In futuro speriamo di applicare una modalità analoga anche al Parco archeologico di Mutina, ex Novi Ark".