"Il ricorso a misure repressive, oltre che essere incostituzionale, non è la soluzione per mantenere un clima di coesione e solidarietà tra la popolazione". La Regione censura il Comune di Sassuolo che in aprile ha introdotto una nuova norma per sanzionare, oltre a chi pratica l’accattonaggio molesto, anche chi fa l’elemosina. Un provvedimento approvato a maggioranza dal Consiglio comunale che prevede una...

"Il ricorso a misure repressive, oltre che essere incostituzionale, non è la soluzione per mantenere un clima di coesione e solidarietà tra la popolazione". La Regione censura il Comune di Sassuolo che in aprile ha introdotto una nuova norma per sanzionare, oltre a chi pratica l’accattonaggio molesto, anche chi fa l’elemosina. Un provvedimento approvato a maggioranza dal Consiglio comunale che prevede una modifica al regolamento di polizia urbana e l’introduzione di una sanzione fino a 56 euro per chi dona l’euro al mendicante. Sotto la pressione delle critiche, provenienti anche da fuori Sassuolo, il sindaco ha annunciato che la norma sarà comunque rivista "e scritta in modo che non possa suscitare strumentalizzazioni". Intanto però la Regione rifila una bacchettata alla giunta sassolese rispondendo a un’interrogazione della consigliera regionale della lista Bonaccini Giulia Pigoni. "La Regione non è il Tar - premette il sottosegretario alla presidenza Davide Baruffi - ma si può certo rilevare che il provvedimento è in contrasto con alcune norme del codice penale", che nella sua prima versione prevedeva l’arresto per accattonaggio, norma poi abrogata nel 1999 perché giudicata incostituzionale. E proprio in base ai contenuti della Carta, cita ancora Baruffi, è considerata "legittima e non sanzionabile in alcun modo" anche la pratica di chi fa la carità. Oltretutto, aggiunge il sottosegretario, anche nel decreto Salvini è previsto "il contrasto all’accattonaggio molesto ma non ad attività compassionevoli". A causa della crisi economica legata al covid-19, ha sottolineato inoltre Baruffi, "molti cittadini incontreranno gravi difficoltà, anche in Emilia-Romagna". E in un periodo come questo "il ricorso a misure repressive non è la soluzione per mantenere un clima di coesione e solidarietà tra la popolazione", che invece va ricercata "all’interno delle misure di sostegno" alle famiglie e della rete di servizi delle associazioni. In ultimo, Baruffi rileva che ad oggi "non risultano" ordinanze di questo tipo in altri Comuni della regione.

g. a.