Le sue donne non aspirano alla libertà, perché sono realmente emancipate, non lottano per esserlo. Esercitano la loro autonomia con disinvoltura, bastano a sé stesse. Hanno tuttavia le fragilità tipiche delle cinquantenni che fanno bilanci sentimentali, che avvertono le prime insicurezze legate al corpo che muta e talvolta duole. Vulnerabilità che accettano e quindi superano grazie al livello di consapevolezza raggiunto e al nutrimento continuo di relazioni amicali solide. Non sono perfette, non sono wonder woman, sono semplicemente autentiche. Sono le protagoniste di Per sole donne (Mondadori),...

Le sue donne non aspirano alla libertà, perché sono realmente emancipate, non lottano per esserlo. Esercitano la loro autonomia con disinvoltura, bastano a sé stesse. Hanno tuttavia le fragilità tipiche delle cinquantenni che fanno bilanci sentimentali, che avvertono le prime insicurezze legate al corpo che muta e talvolta duole. Vulnerabilità che accettano e quindi superano grazie al livello di consapevolezza raggiunto e al nutrimento continuo di relazioni amicali solide.

Non sono perfette, non sono wonder woman, sono semplicemente autentiche. Sono le protagoniste di Per sole donne (Mondadori), di Veronica Pivetti, che stasera alle 21, alla Chiesa San Carlo, nella serata di gala che apre ufficialmente il Buk Festival della piccola e media editoria di Modena, dedicato nell’edizione 2020 al ‘Fattore donna’, presenterà il libro e riceverà il Premio Speciale Buk Festival per il suo impegno contro la violenza di genere, portato avanti con continuità tra conduzione del programma Rai Amore Criminale e libri. Un riconoscimento di cui Pivetti si definisce soddisfatta perché in questa perseveranza si riconosce.

Pivetti, la violenza sulle donne durante lockdown, con la convivenza forzata e l’impossibilità di chiedere aiuto, è aumentata. Eppure, alla conferma dei numeri, pare non corrispondere un piano di contrasto. Che ne pensa?

"Siamo in una società che tende a nascondere il marcio, lo sporco sotto il tappeto. In cui, come è recentemente successo nella capitale, in palazzi cosiddetti perbene si rifiutano gli appartamenti per l’accoglienza alle vittime di violenza perché abbassano il valore immobiliare degli stabili. Siamo talmente indietro che ormai si dice ‘anche oggi ne hanno ammazzata una’, senza stupore, senza puntualizzare che si parla di una donna. C’è disinteresse. Per questo amo il titolo del programma, Amore Criminale, perché per quanto sia aspro e duro, è scomodo, provoca, costringe a pensare. E io sono molto contenta di essere identificata con la sua conduzione".

Lei si è occupata anche di omosessualità, come regista, nel 2015, con Né Giulietta né Romeo. E’ ancora così importante distinguere in categorie?

"I generi, rifacendosi a una catalogazione, rischiano di spersonalizzare. Siamo individui, tutti diversi l’uno dall’altro. Ma la statistica, che fa da padrone, appiana tutte le sfumature, quando l’essere umano è un trionfo di sfumature. A me interessano le persone, che hanno caratteristiche, inclinazioni sessuali".

Le protagoniste di Per sole donne, disorientano per schiettezza, per come comunicano tra loro, per come esplicitano il loro desiderio sessuale.

"E’ un libro che sta riscuotendo un grande successo, trasversale, è letto anche da uomini e da giovanissime. Io volevo fare quadrato con le donne. Volevo sfatare il mito della menopausa, che non è sinonimo di morte, torpore, ma di cambiamento. Ho usato un linguaggio esplicito per schioccare le dita davanti a una società imbambolata. Le donne portano da sempre il carico delle rinunce. Le mie non rinunciano a nulla".

Camilla Ghedini