"L’ospedale è a pezzi, ma nessuno fa nulla"

Carpi, un’infermiera del Ramazzini critica la gestione della struttura. La replica dell’Ausl: "Sulla manutenzione messe risorse ingenti"

"L’ospedale è a pezzi, ma nessuno fa nulla"

"L’ospedale è a pezzi, ma nessuno fa nulla"

"L’ospedale a pezzi, i poliambulatori sono sporchi, ci sono infiltrazioni ovunque, mancano medici e infermieri, gli ascensori si bloccano e l’Azienda cosa fa? Anziché risolvere il degrado, fa realizzare e distribuisce a tutto il personale sanitario un fascicolo di 16 pagine con le ‘Linee guida per l’uso di un linguaggio corretto, inclusivo e rispettoso delle differenze di genere’. Prima non sarebbe meglio garantire un trattamento dignitoso ai pazienti e al personale stesso?". Questa la lamentela sollevata da un’infermiera del Ramazzini che si fa portavoce del malcontento generale. "A seguito di alcune segnalazioni pervenute da operatori sanitari - interviene Federica Carletti, segretaria cittadina di Fratelli d’Italia - abbiamo letto le linee guida. Comprendiamo l’impegno profuso dal gruppo di lavoro impegnato per la tutela dei diritti di uguaglianza ma vorremmo ricordare all’Ausl, che tra i principi fondamentali del SSN anche la salute dell’individuo è un diritto tutelato dalla Costituzione. Alla luce delle drammatiche condizioni in cui versa la Sanità territoriale, dalla mancanza di medici, di operatori, di letti, alle difficoltà di accesso a visite specialistiche e senza dimenticare l’attacco hacker, ci chiediamo quale utilità e vantaggio possa portare alla collettività, concentrare risorse economiche e umane nella redazione delle linee guida all’utilizzo di scelte lessicali ideologiche che potrebbero non trovare tutti d’accordo su quella che è evidentemente una forzatura inutile. È vergognoso spendere soldi dei contribuenti nella stesura di un documento che rischia di diventare uno strumento di valutazione dei dipendenti AUSL e magari di legittimare nei loro confronti procedimenti disciplinari, semplicemente per l’uso di articoli e desinenze femminili/maschili non in linea con le indicazioni presenti nel documento e che tanto piacciono alla sinistra. Interrogheremo la Regione affinché chiarisca l’ammontare della spesa sostenuta e quali siano le finalità di tale scelta: contribuenti e operatori hanno il diritto di sapere". Immediata la replica dell’Ausl di Modena: "Documenti come questo rientrano nelle attività previste da specifiche articolazioni aziendali, in questo caso il Comitato unico di garanzia, al quale peraltro non sono assegnate risorse aggiuntive, e sono orientate a favorire, anche nel linguaggio, il rispetto di ogni persona e in particolare dell’equità di genere, che è oggi un diritto assodato. Un documento che non comporta costi aggiuntivi e che rientra nei doveri istituzionali aziendali. Il medesimo impegno si pone nelle attività di manutenzione, per le quali si destinano risorse specifiche, anche ingenti. Proprio in questi giorni il nuovo Direttore amministrativo sta visitando le strutture con le situazioni più critiche".

Maria Silvia Cabri