Roberto Mirabile, dell’associazione La Caramella Buona, spiega come i ‘sintomi’ del fenomeno siano stati sottovalutati per 25 anni e come sia tardi per intervenire
Roberto Mirabile, dell’associazione La Caramella Buona, spiega come i ‘sintomi’ del fenomeno siano stati sottovalutati per 25 anni e come sia tardi per intervenire

Modena, 21 aprile 2018 - «Già 25 anni fa i servizi segreti lanciarono l’allarme sulla mafia nigeriana: sapevano e sappiamo che gli African Market o Internet Point sono coperture per i traffici sporchi. Così come che i proventi dello spaccio o della prostituzione confluiscono nelle ‘casse’ del terrorismo. Sostengono l’Isis e il pericolo è in aumento». Interviene anche Roberto Mirabile della Caramella Buona sul fenomeno della mafia nigeriana, le cui radici, anche sul nostro territorio, come dimostrano le ultime operazioni effettuate dalle forze dell’ordine, sono ben profonde.

«Parliamo di una criminalità poco conosciuta ma molto diffusa e spietata e lo spiego anche nel mio libro, ‘La mano nera sulla città’ - afferma. Il problema è che il fenomeno è stato sottovalutato per 25 anni; gli allarmi sono stati inascoltati fino a quando, in questi ultimi due o tre anni, sono scoppiate le famose risse fra nigeriani. Che poi – rammenta – vere risse non sono: il movente è stato spesso attribuito dagli inquirenti a problemi di gelosia. Ma sotto c’è qualcosa di ben più profondo: duelli in strada per la gestione dei flussi economici: i soldi recuperati attraverso lo spaccio e la prostituzione: la tratta e le minacce, fatte di colpi di machete e riti vodoo».

Mirabile ci riporta al recente passato: la sanguinaria rissa scoppiata nel 2015 in stazione a Reggio Emilia, quando una trentina di nigeriani si affrontarono pericolosamente tra la folla. «Potevano restare ferite tante persone, famiglie con bambini – spiega – sono personaggi violenti; per ottenere denaro vendono i propri figli e obbligano le donne a viaggiare con il ventre pieno di ovuli di droga. Se una muore, pazienza, viene sostituita. Ci ricordiamo di com’è morta Pamela? Quello che ancora non si vuol vedere è che si stanno spartendo il territorio – avverte – soprattutto da quando, con la maxi operazione Aemilia, la nostra criminalità ha lasciato spazi liberi. E loro quegli spazi li hanno occupati velocemente. Prima, infatti, la comunità nigeriana non aveva grandi margini di azione: c’erano magrebini, albanesi e le nostre mafie, che non lasciavano angoli liberi. Ora le cose stanno cambiando e lo vediamo ogni giorno. Attenzione però – avverte – non guardano in faccia a nessuno: sono violenti e mi meraviglio che ancora non ci sia scappato il morto. Poi ci sono le madame: quelle che controllano il racket della prostituzione: anche la comunità nigeriana femminile è molto forte; si occupa di far arrivare le ragazze per sfruttarle sulla strada. E i soldi delle attività illecite vengono fatti confluire proprio all’interno dei Money transfer: coperture che aprono come funghi nelle città».

La stessa attività dove giovedì, appunto, i carabinieri hanno sequestrato tre etti di hashish. E Mirabile conclude: «Il fenomeno va affrontato a livello governativo: ha origine negli anni 70, con la crisi petrolifera in Nigeria e, da quel momento, hanno cominciato ad arrivare in Italia, attraverso i famosi barconi. Sapevano che qui potevano gestire i traffici, in accordo coi cartelli Sudamericani. Ed oggi abbiamo sempre più a che fare con fenomeni barbari perchè per loro, l’italiano, è un essere inferiore da eliminare».