Maltrattamenti in famiglia, chiesti 4 anni

Sassuolo, l’imputato è un imprenditore di 53 anni: avrebbe picchiato e controllato in modo ossessivo la moglie e i figli

Maltrattamenti in famiglia, chiesti 4 anni

Maltrattamenti in famiglia, chiesti 4 anni

Maltrattamenti durati anni, secondo la figlia. Parliamo di almeno dieci anni di botte e di ossessivo controllo: in base a quanto denunciato dalla figlia l’imputato aveva installato telecamere in casa attraverso le quali, con il comando vocale, avrebbe impartito ordini a tutti i familiari. Nella tesi accusatoria si contesta anche il controllo attraverso ‘Trova il Mio Iphone’, per capire dove i figli e la moglie si trovassero. La pubblica accusa, nella persona del pm Bombana ha chiesto ieri quattro anni e mezzo di carcere per un imprenditore 53enne di Sassuolo, arrestato nel novembre del 2021 per maltrattamenti in famiglia. L’uomo, incensurato, finì in carcere (dove ora si trova per altra causa) dopo la denuncia della figlia poco più che ventenne che si rivolse ai carabinieri raccontando di come il padre esercitasse un controllo ossessivo su di lei, sugli altri suoi tre fratelli e sulla madre. L’uomo, due settimane fa ha violato il divieto di avvicinamento alle persone offese. Ieri, nel corso di un’udienza fiume, durata fino alle 18 l’avvocato della parte offesa, Guido Sola ha sottolineato come l’imputato sia un "padre incapace di accettare che le donne gravitanti nel suo mondo non siano cose di sua appartenenza. Con le telecamere controllava a distanza i familiari – ha detto il legale - quando la storia ha avuto inizio la mia assistita era una ragazzina che l’imputato ha disintegrato giorno dopo giorno attraverso ingiurie e botte. Da che ho memoria – ha denunciato la mia assistita - ho sempre preso botte, con le mani, con i calci, contro il muro. Questo il mood in cui la famiglia viveva: costanti sopraffazioni, violenze e controlli – ha concluso l’avvocato –. La giustizia deve porre la parola fine a questa situazione".

La difesa dell’imputato, l’avvocato Nicoletta Tietto ha sottolineato come quello in corso sia un processo basato solo su materiale digitale e testimonianze, senza alcun documento che ‘attesti’ quanto denunciato. Secondo il legale, che si è avvalso di due illustri consulenti, il video e la foto prodotti dall’accusa – che ritraggono i presunti maltrattamenti e i ‘segni’ degli stessi, riportati dalla presunta vittima – sono in realtà artefatti. Per dimostrarlo il legale ha depositato la consulenza di una esperta nazionale in tema di prova digitale. La sentenza è attesa per il prossimo 13 maggio. Nel corso di una perquisizione domiciliare nell’abitazione dell’imputato i militari trovarono un vero e proprio arsenale; oltre 30 armi tra fucili, mitragliatrici e pistole, alcune delle quali classificate quali armi da guerra.