JOHN Allison è inglese, lavora per conto del Cavallino: ieri pomeriggio, all’uscita dalla fabbrica, era ancora in tuta da lavoro. «Se Leclerc è un fenomeno lo vedremo dal prossimo anno – spiega girando il cucchiaino in un caffè lunghissimo nel bar in piazza a Maranello – è ancora un po’ acerbo però si vedono le sue qualità». Vicino Stefano Rossi, tifoso Ferrari, vede nel pilota 21enne alcune caratteristiche di Senna e Villeneuve ma fa notare pure come buona parte del merito vada al motore: «Questa vittoria è la dimostrazione che la macchina è davvero potente e che forse in questi anni certi piloti non erano all’altezza...». LA CITTÀ di Maranello in queste ore vibra come le campane della...

JOHN Allison è inglese, lavora per conto del Cavallino: ieri pomeriggio, all’uscita dalla fabbrica, era ancora in tuta da lavoro. «Se Leclerc è un fenomeno lo vedremo dal prossimo anno – spiega girando il cucchiaino in un caffè lunghissimo nel bar in piazza a Maranello – è ancora un po’ acerbo però si vedono le sue qualità». Vicino Stefano Rossi, tifoso Ferrari, vede nel pilota 21enne alcune caratteristiche di Senna e Villeneuve ma fa notare pure come buona parte del merito vada al motore: «Questa vittoria è la dimostrazione che la macchina è davvero potente e che forse in questi anni certi piloti non erano all’altezza...».

LA CITTÀ di Maranello in queste ore vibra come le campane della chiesa di san Biagio che domenica hanno suonato a distesa dopo la vittoria in ‘casa’, a Monza, dopo nove anni. L’auditorium a pochi passi dal municipio, dove a ogni Gran Premio vengono accolti i tifosi che vogliono vedere in diretta la gara, era una polveriera. In prima fila c’erano seduti ex meccanici, dipendenti Ferrari, tifosi anche dall’estero. Al momento del trionfo, la città è esplosa: caroselli a suon di clacson per le strade e fan pavesati di rosso a colorare via Abetone e via Claudia.

IERI c’erano ancora tifosi e visitatori che affollavano il museo Ferrari e cittadini orgogliosi a discutere tra loro si chi ha lavorato di più per la Rossa. «Io sono ferrarista», rivendicano battendo la mano sul cuore. «Sono stato nel reparto produzione e qualità per 43 anni – racconta Luigi Mandrioli, 60 anni, alla bocciofila il Cavallino (200 soci) mentre gioca a biliardo – questo giovane pilota ci piace molto, ha grinta, non ha paura di nessuno». Anche Paolo Villani, 73 anni portati benissimo (fa jogging regolarmente), alla Ferrari ci ha lavorato 26 anni al reparto corse: «Leclerc è il futuro Schumacher? Chissa. Intanto però si può dire che è nata una stella, lo scriva...». Ettore Torricelli, un passato in Ferrari pure per lui, ricorda di quando insisteva a chiedere a Enzo Ferrari («il commendatore») di poter scendere in pista a guardare la gara: «Erano gli anni ’80, ogni mattina andavo a bussare fino a quando mi ha accontentato. E siamo andati a vedere la gara con mio figlio e mia moglie da un posto privilegiato». Alla bocciofila la disputa si infiamma sui paragoni: «In Leclerc rivediamo un po’ Lauda, anche se lui era molto tecnico, e un po’ Villeneuve». Mentre non mancano le ipotesi complottiste: «In questi anni quando c’era qualche irregolarità alla Ferrari gliel’hanno fatta pagare sempre, agli inglesi hanno perdonato tutto...».

UN entusiasmo generale cui lo stesso sindaco Luigi Zironi si unisce: «La nostra comunità ha ritrovato la gioia per le vittorie della Ferrari e la voglia di scendere in strada a festeggiare. I due successi consecutivi di Leclerc e soprattutto quello di Monza nel Gp di casa per il cavallino, hanno ridato speranza a tanti tifosi della rossa». Leclerc, prosegue il sindaco, «è un pilota giovanissimo che sta dando ragione alla politica Ferrari di investire sui nuovi talenti. A Monza, dopo Spa, ha confermato di possedere doti straordinarie: il pilota monegasco ha le caratteristiche del fuoriclasse e Maranello lo ha già pienamente adottato». Un pensiero che si estende a tutta la squadra: «Sono certo che anche Vettel, dopo qualche piccola incertezza, tornerà il grande campione che è».

Applausi scroscianti intanto tra i dipedenti Ferrari: la coppa del Gran Premio d’Italia è stata portata nella mensa della Ferrari, secondo il rito previsto in questi casi.

g.a.