«Il mio sogno? Realizzare un polo di eccellenza della moda italiana». E il suo sogno si sta concretizzando. Marco Marchi, fondatore, presidente nonché azionista di maggioranza del colosso Liu Jo ama ‘stupire’ ma con solide basi. A soli pochi giorni dall’acquisizione di una quota pari al 15% del gruppo Coin, mercoledì durante il 24° Fashion Summit, organizzato da Pambianco e Deutsche Bank in Borsa Italiana, l’imprenditore carpigiano ha reso nota un’altra sua operazione: la costituzione, una decina di giorni fa, della holding...

«Il mio sogno? Realizzare un polo di eccellenza della moda italiana». E il suo sogno si sta concretizzando. Marco Marchi, fondatore, presidente nonché azionista di maggioranza del colosso Liu Jo ama ‘stupire’ ma con solide basi. A soli pochi giorni dall’acquisizione di una quota pari al 15% del gruppo Coin, mercoledì durante il 24° Fashion Summit, organizzato da Pambianco e Deutsche Bank in Borsa Italiana, l’imprenditore carpigiano ha reso nota un’altra sua operazione: la costituzione, una decina di giorni fa, della holding ‘Eccellenze Italiane’, «operazione finalizzata a dare dimensione e volto al mio desiderio, ossia la creazione di una piattaforma nazionale che raccolga e valorizzi le eccellenze del mercato italiano, che hanno bisogno di unirsi per dare vita ad un progetto internazionale credibile». Un gruppo italiano, come esprime il nome stesso della holding, «in quanto siamo stanchi e frustati di essere ‘scippati’ delle nostre eccellenze specie da parte degli stranieri. E per competere è necessario avere una certa dimensione». Evidente poi il riferimento di Enrico Mentana, moderatore del convegno, al ‘blu marino’, ossia ad un suo eventuale coinvolgimento nell’acquisizione di un’altra importante realtà carpigiana, Blumarine. «Il discorso è sempre aperto – ha risposto Marchi –. È un’azienda blasonata, verso cui nutro profonda stima e ammirazione, un autentico gioiello, un patrimonio del nostro territorio e che rappresenta un pezzo di storia della moda italiana. Come tale potenzialmente può essere oggetto di interesse da parte di fondi stranieri: da carpigiano sarebbe un orgoglio tenerla in Italia, e nella specie a Carpi». E proprio il Distretto di Carpi è stato oggetto di analisi da parte del presidente di Liu Jo: «Dagli anni Ottanta fino alla fine degli anni Novanta, Carpi è stata un punto di riferimento studiato a livello internazionale come Distretto industriale di eccellenza: poi causa errori degli imprenditori locali e della politica, che ha aperto in modo selvaggio all’esportazione, ha vissuto una fase di decadenza. Poter ridare nuovamente orgoglio e futuro a questa area che mi ha consentito di diventare quello che sono oggi, sarebbe per me un grande desiderio». Dunque, Marchi spinge sul rilancio del nostro Distretto, con obiettiva lucidità: «Una cultura industriale, per quanto importante e radicata, necessita di ricambio generazionale. Storicamente il nostro Distretto era famoso per lavorare non con un proprio brand ma a servizio di altri marchi e ora si trova nella fase più delicata della sua esistenza. Il mio desiderio è che possa nuovamente emergere sotto forme nuove e sotto una nuova luce».

Maria Silvia Cabri