Marco Paolini e gli Antenati. L’evoluzione, con ironia

L’attore bellunese sarà stasera alle 21 al teatro ’Mac Mazzieri’ di Pavullo. Sul palco una riflessione profonda sull’ecologia e sul futuro dell’umanità. .

Marco Paolini e gli Antenati. L’evoluzione, con ironia

Marco Paolini e gli Antenati. L’evoluzione, con ironia

Sarà Marco Paolini, uno dei nomi più amati del teatro italiano, a salire sul palco del Mac Mazzieri di Pavullo per il secondo appuntamento della stagione teatrale curata da Ater Fondazione: stasera alle 21 andrà in scena ‘Antenati – the grave party’, scritto, diretto e interpretato dall’artista bellunese. Lo spettacolo affronta i temi dell’evoluzione e dell’ecologia in chiave epico-comica, in una narrazione in cui i fatti e i problemi del presente si legano a quelli del passato, alle difficoltà e ai pericoli attraversati dai nostri antenati in 200mila anni.

Uno spettacolo, legato al progetto ‘La Fabbrica del Mondo’ trasmesso a gennaio 2022 da Rai 3, che si snoda attraverso l’incontro immaginato con i nonni dei nonni, con le 4mila generazioni che ci collegano ai nostri progenitori comuni, quel piccolo nucleo africano da cui tutti gli abitanti del pianeta della nostra specie provengono. Alla parola è affidato il compito di far vedere questa stirpe di funamboli che ci ha preceduto e da cui abbiamo ereditato difetti e virtù. Nella finzione del teatro si ricostruiscono i fili dei legami che permettono di organizzare una stravagante riunione di famiglia: tutti i nonni della storia chiamati a dar consiglio sul futuro della nostra specie a rischio di estinzione per catastrofici mutamenti climatici di origine antropica. Il narratore infatti sa di esser la causa dei suoi mali, si espone al consiglio ma anche al giudizio della specie.

‘Antenati’ comincia narrando di atomi e batteri e prosegue descrivendo la migrazione continua di quei nonni poco più che trentenni, il loro arrivo in risposta all’invito e il loro comico e commovente tentativo di capire noi, internet e la catasta di meraviglie utili e inutili di cui ci circondiamo. Perché, come dice l’autore, "nessuno di noi è solo uno, nessuno è uno solo uno, io sono fili e non dati, fili, fili…". Chiara Mastria