Massimo Bottura

Modena, 21 giugno 2018 - «Vincere in casa degli spagnoli è stato bellissimo. Mi dovevano far marcare da uno più duro, uno come Sergio Ramos...». Massimo Bottura risponde sfinito alle domande. Lo chef del miglior ristorante del mondo, l’Osteria Francescana di Modena, non si è ancora ripreso dalla “sbornia” di Bilbao, premiato al primo posto dei World’s 50 Best Restaurants: è di nuovo sul gradino più alto del podio, dopo il trionfo del 2016 e il secondo posto del 2017. La stanchezza, però, fa subito spazio al suo inesauribile entusiasmo, il suo “ingrediente segreto”: «Non so dove sono e cosa faccio – ride – . Voglio solo abbracciare i miei ragazzi».

Bottura, ormai è una leggenda.

«È stata una cosa talmente grande per tutto il comparto italiano che quasi mi mancano le parole».

Cos’è, per lei, la Francescana?

«Un piccolo ristorante che è diventato una fabbrica di sogni per tanti ragazzi che arrivano da ogni latitudine. Questi giovani diventeranno ambasciatori della qualità del nostro cibo e delle nostre idee».

Ha dedicato la vittoria alla sua squadra e anche ai contadini, ai casari, ai pescatori...

«Sì, siamo i loro ambasciatori. Portiamo l’Italia nel mondo. È in cucina che vinciamo il nostro Mondiale».

Si aspettava di vincere ancora, dopo l’oro del 2016 e l’argento dello scorso anno?

«È una sfida durissima. Ammetto che vincere in casa degli spagnoli è stato bellissimo, due anni fa eravamo a New York... Stavolta me la sono goduta di più».

Il complimento più bello che ha ricevuto?

«Quello di Enrico Crippa, che si è classificato sedicesimo con il suo Piazza Duomo di Alba. Mi ha detto: “Abbiamo tifato tutti per te, perché sappiamo che parli del lavoro e dell’impegno di tutti i cuochi. Col primo premio a Bottura vinciamo tutti”. Parole importanti».

Sul palco, nonostante lo smoking, ha usato con soddisfazione la parola rivoluzione.

«È vero, nel messaggio che ho lanciato ai miei colleghi durante la premiazione ho detto che stiamo facendo la rivoluzione. E questo perché ora sappiamo condividere successi e impegno etico».

Il suo progetto sociale, i Refettori contro lo spreco e la povertà, è un grande successo. Quanto conta per lei?

«Tantissimo, è al centro. Non possiamo dimenticarci il sociale, siamo emiliani! Non possiamo farlo. Ho chiesto alla comunità di unirsi, perché se stiamo insieme siamo un gruppo fortissimo e abbiamo un grande valore sociale. E infatti il progetto Refettorio non è un successo solo mio o della mia squadra, ma della comunità».

Una volta in città correrà subito dai suoi ragazzi?

«Sì, è l’unica cosa che voglio adesso. Voglio abbracciarli, voglio arrivare a casa. Non so dove sono, cosa sto facendo. Sto vivendo la metafisica, credetemi».

Il suo segreto? Ci dev’essere un segreto.

«Il duro lavoro e la squadra. Non mollare mai. È questo che fa la differenza. Già questo weekend saremo a Rimini per una bellissima iniziativa, il grande circo del gusto “Al Mèni”, in piazza Fellini. Decine e decine di migliaia di persone verranno ad assaggiare tutti i sapori dell’Emilia Romagna sul lungo mare. E sono i giovani i protagonisti, è tutto basato su di loro».

Gli occhi puntati sul futuro.

«Certo. Sempre».

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