Inserimenti scaglionati, turni part time e rette ’ritoccate’. E’ uno scenario da incubo quello che emerge dopo le prime riunioni tra cooperative che gestiscono nidi e materne, coordinatori didattici e in alcuni casi anche rappresentanti dei genitori. Che la fascia d’età 0-6 fosse quella più problematica circa la necessità di garantire il distanziamento sociale all’avvio del prossimo anno scolastico era noto. Ma le ipotesi che si prospettano per le famiglie non sono buone. I coordinatori pedagogici stanno davvero giocando a risiko con il numero di bambini e i metri quadri a...

Inserimenti scaglionati, turni part time e rette ’ritoccate’. E’ uno scenario da incubo quello che emerge dopo le prime riunioni tra cooperative che gestiscono nidi e materne, coordinatori didattici e in alcuni casi anche rappresentanti dei genitori. Che la fascia d’età 0-6 fosse quella più problematica circa la necessità di garantire il distanziamento sociale all’avvio del prossimo anno scolastico era noto. Ma le ipotesi che si prospettano per le famiglie non sono buone. I coordinatori pedagogici stanno davvero giocando a risiko con il numero di bambini e i metri quadri a disposizione di ogni scuola. In questo ’gioco’ il rapporto numerico educatore-bambino diventa fondamentale ed è per questo che si aspettano davvero con ansia le linee guida nazionali.

Se la proporzione resta quella applicata oggi nei centri estivi, ovvero una tata ogni 5 bambini, molti istituti saranno costretti a organizzare la didattica su turni: significherebbe l’addio al tempo pieno (il classico orario 8-16) e frequenza solo al mattino o solo al pomeriggio. L’altra ipotesi che circola è quella di un educatore ogni sette bimbi, che migliorebbe di poco la situazione. Lo scenario migliore - si fa per dire - è quello che vede un insegnante ogni dieci bimbi. E’ su queste ipotesi che si sta ragionando e, a seconda della capienza delle scuole, ci sarà chi potrà garantire solo la frequenza part time con il rischio, remoto, di dover addirittura escludere dei bambini. E’ ovvio che ’vinceranno’ le scuole’ con una metratura più ampia dove sarà possibile ricavare nuovi classi, più servizi igienici, percorsi di entrata ed uscita differenziati.

Le idee che cooperative e pedagogisti stanno maturando sono più o meno le stesse dappertutto: ingressi scaglionati tra le 7.30 (per chi fa il pre scuola) e le 9, in alcuni casi con il divieto di accesso dei genitori. Cambieranno quind l’accoglienza mattutina ma anche le modalità di ’ritiro’ dei figli. Dovranno essere individuati nuovi percorsi per accedere ai servizi igienici e, in alcuni casi, ricavati dei bagni in più, che dovranno poi essere igienizzati spesso.

Molte scuole stanno pensando di ricavare aule dalle mense, usando pareti divisorie, e dai saloni, nonché dai laboratori e atelier. Il che significa che non ci sarà più uno spazio dedicato a pasto e nanna. Il primo verrà somministrato direttamente in classe, con monoporzioni e piatti e posate usa e getta. Stessa cosa per le merende. Le brandine per il ’riposino’ saranno sempre allestite in aula: le classi diventeranno quindi ’trasformabili’ e gli arredi dovranno essere funzionali alle necessità, dovendosi adattare ai diversi momenti (didattica, gioco, pasto, riposo) prima previsti in spazi sempre diversi. Addio, molto probabilmente, ad attività esterne con esperti. Provvedimenti che potrebbero portare a un aumento delle rette, proprio per il bisognio di aumentare sia il personale educativo, sia quello ausiliario. Infine, tante attività in giardino.