Ali Bahar
Ali Bahar

Mirandola (Modena), 8 luglio 2019 - "Non so come faremo senza di lui». E’ disperato Giuliano Blei, fondatore della ‘GoVolt’. E’ distrutto per la perdita di Ali Bahar, sia dal punto di vista umano, sia lavorativo. Perché il 30enne in breve tempo era diventato il perno della sua attività. In poco più di due mesi, da quando era stato assunto a fine marzo, aveva rivoluzionato la start-up che si occupa di scooter sharing, motorini elettrici a noleggio. Da quando c’era lui a dirigere l’officina i motorini venivano riparati in tempi record. «Prima del suo arrivo avevamo il 20 per cento di veicoli fuori flotta, ora solo il 4 per cento». Numeri che testimoniano il talento di questo giovane ragazzo che si era fatto da solo. Aveva passato anni a studiare i motori diplomandosi all’Ipsia Ferrari, si legge sul suo profilo Facebook. Aveva lavorato alla Lamborghini, reparto corse, la sua passione come testimoniano le tantissime foto che ha postato, anche sui circuiti.

Poi aveva messo su famiglia, aveva seguito la moglie avvocato a Milano e aveva ricominciato. Prima in una concessionaria. Poi, la scorsa primavera, aveva accettato l’offerta di GoVolt. «L’abbiamo corteggiato, gli abbiamo offerto uno stipendio più alto». Perché il suo curriculum non passava inosservato. E, da quando era arrivato nel team di Blei, non aveva fatto altro che confermare, quando non superare le aspettative. «Lavorava 12 ore al giorno, non andava mai a casa se un motorino non era riparato», spiega il fondatore. Non c’erano feste che potessero allontanarlo dal suo lavoro. Aveva fatto il Ramadan continuando a lavorare a pieno ritmo anche senza mangiare e due settimane fa (il 25 giugno) aveva festeggiato il suo compleanno con i colleghi. Poi di nuovo a capofitto nel lavoro. «Era un mostro» dice il fondatore della start-up. Un mostro di bravura. «Sono disperato a livello umano e lavorativo» prosegue. Ali lascia un vuoto enorme.