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28 mag 2022

"Morì di Covid, la famiglia ha diritto a un risarcimento"

Castelvetro, l’avvocato: "Il contagio è avvenuto sul posto di lavoro". Possibile sentenza a novembre

28 mag 2022
La vittima aveva 63 anni
La vittima aveva 63 anni
La vittima aveva 63 anni
La vittima aveva 63 anni
La vittima aveva 63 anni
La vittima aveva 63 anni

"Alla luce delle plurime violazioni accertate, ora la famiglia confida nella giustizia. Gli imputati potrebbero essere processati oppure prosciolti: sarà il giudice, il prossimo 21 novembre a decidere se condannare o assolvere uno degli indagati e se prosciogliere o rinviare a giudizio l’altro. Tutto dipenderà dalla sussistenza o meno di un nesso causale, ovvero la prova che il contagio sia avvenuto in azienda". Sono queste le parole del legale che assiste la famiglia del 63enne che morì di Covid ad aprile 2020, l’avvocato Massimo Fiorillo. Secondo la procura il lavoratore contrasse il virus sul posto di lavoro: ovvero in un’azienda del settore Carni di Castelvetro dove esplose un focolaio. Giovedì mattina è stato incardinato il rito per i due imputati, ovvero un 28enne ed un 50enne, rispettivamente in qualità di legale rappresentante dell’azienda di cui la vittima era dipendente e datore di lavoro delegato della ditta committente.

Il 50enne ha ottenuto il rito abbreviato mentre l’altro imputato ha scelto il rito ordinario: a novembre quindi il giudice deciderà se condannare o assolvere il primo e se rinviare a giudizio o prosciogliere il secondo.

"La famiglia ha perso un caro e subito ha presentato un esposto – spiega il legale - la procura ha fatto indagini approfondite su quanto accaduto. Ora la moglie e i tre figli dell’uomo si aspettano giustizia e attendono l’esito del processo penale ma nel frattempo agiranno in sede civile nei confronti delle società. Le assicurazioni delle ditte non hanno risposto – fa presente Fiorillo -, sostenendo come non vi sia responsabilità e quindi copertura della polizza. Ribadisco che agiremo comunque in sede civile per ottenere un risarcimento che reputo più che fondato e doveroso alla luce delle plurime violazioni accertate. La condanna, per quanto riguarda il penale, è ovviamente legata alla certezza della colpevolezza, quindi se sarà o meno riscontrato un nesso causale. Noi riteniamo ci siano state gravi, ripetute violazioni della sicurezza, imputabili sia al titolare della cooperativa, datore di lavoro diretto dell’uomo sia della società che beneficiava della manodopera. Anche l’appaltante – spiega l’avvocato – ha un dovere di vigilanza, verifica, controllo".

v.r.

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