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25 mar 2022

"Morta schiacciata in azienda, a processo i suoi datori di lavoro"

Camposanto, per il caso. Laila la procura fissa. l’udienza per il 16 giugno

La procura ha chiesto il processo per i datori di lavoro di Laila El Harim, l’operaia quarantenne di origine marocchina, in Italia da oltre vent’anni, residente a Bastiglia, morta schiacciata in una fustellatrice alla Bombonette di Camposanto il 3 agosto dello scorso anno. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 16 giugno davanti al giudice Barbara Malvasi che, in quella data deciderà se rinviare o meno a giudizio gli indagati: Fiano Setti, 86 anni, fondatore e legale rappresentante della ditta e datore di lavoro ma anche Jacopo Setti, 31 anni, di Finale Emilia, in qualità di delegato alla Sicurezza. I due devono rispondere di omicidio colposo in concorso, con l’aggravante di essere stato commesso in violazione delle norme antinfortunistiche. Indagata anche la Bombonette srl come soggetto giuridico. Laila ha lasciato la sua bambina di cinque anni e il compagno così come la mamma, il papà, i fratelli e le sorelle ora difesi dallo Studio3A-Valore S.p.A, società specializzata nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini che si avvale della consulente legale Sara Donati. Il compagno della donna, Manuele Altiero, al quale la donna aveva confidato prima della morte alcune problematiche legate al macchinario, inviandogli anche foto si è invece affidato all’avvocato Nicola Termanini. Diverse le violazioni contestate dalla Procura ai datori di lavoro di Laila. Secondo le indagini, infatti, gli indagati non avrebbero considerato ‘il rischio di contatto dei lavoratori con gli organi in movimento durante l’uso delle fustellatrici’ e per risparmiare sui tempi di lavorazione, al posto della prevista protezione statica fissa avrebbero installato dei "pareggiatori" regolabili manualmente, consentendo così l’avvio del macchinario anche in presenza di un operatore al suo interno. Inoltre la procura contesta ai titolari di non aver fatto seguire alla dipendente il corso di formazione di legge, non addestrandola quindi all’utilizzo di quella macchina così pericolosa. Ora si avvicina il processo per i titolari dell’azienda’.

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