Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli
Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli

Modena, 20 giugno 2015 - «Modena ha bisogno di gente con la testa nel mondo. Dobbiamo sfidare i conservatori». La querelle su ‘Il manichino della storia’, mostra d’arte contemporanea che aprirà a Modena, alla Manifattura tabacchi, il 18 settembre, è già diventata un simbolo. Non solo per i ribelli del settore, spaventati da un’iniziativa ‘succhiasoldi’, ma anche per il sindaco Gian Carlo Muzzarelli, che divide il campo di battaglia in modo netto: da una parte chi «ha un progetto per Modena». Dall’altra «i conservatori», i ‘guastatori’ che hanno affossato la porta dell’archistar Frank Ghery alla fine degli anni ’90 e che, ora, vorrebbero sparisse anche il Sant’Agostino griffato Gae Aulenti. Ricordiamo i ‘connotati’ della mostra. Costo: 550mila euro (trasporto delle opere, assicurazione, vigilanza, promozione). Il mezzo milione include anche il riconoscimento economico al curatore, l’americano Richard Milazzo, e l’affitto del locale, una sala nuova di zecca nella riqualificata Manifattura tabacchi. Gli ispiratori sono due ‘vip’ modenesi: il superchef Massimo Bottura e il gallerista Emilio Mazzoli. Il Comune ha annunciato che lo spazio che verrà utilizzato sarà preso in affitto per sei anni: ospiterà altre mostre. Costo di quest’ultima operazione: 300mila euro.

Sindaco, perché avete preso in affitto il locale per sei anni?

«Mettiamo a disposizione della cultura un altro luogo fino a quando il Sant’Agostino non sarà pronto, valorizziamo 25 milioni di euro di investimenti privati e portiamo nuove attività in un punto strategico, tra la stazione, i giardini ducali e il centro».

C’è chi ha parlato di ‘soccorso’ a un privato che non ha venduto quasi niente. E che ha finanziato la sua campagna elettorale.

«Attenzione: la proprietà è della Cassa depositi e prestiti. E la Cassa depositi e prestiti non ha bisogno di svendere. Per avere questo contratto ho dovuto faticare. Altro che ‘soccorso’».

E la campagna elettorale?

«Lo ripeto, il mio tavolo è libero. Liberissimo. Questi sono i retropensieri della conservazione».

Perché non avete fatto un bando per affidare una mostra così grossa?

«E perché avremmo dovuto fare un bando? Prima si occupava di queste cose il direttore della Galleria civica Marco Pierini, adesso lo fa l’amministrazione. E comunque tutto il resto dell’attività culturale verrà fatta tramite bandi: anche il programma della ‘manifattura dell’arte’ nascerà così».

Ma non avete detto di sì a Bottura e Mazzoli un po’ troppo in fretta?

«Gli altri hanno dormito. E comunque non abbiamo parlato solo con loro».

Il curatore della mostra Richard Milazzo prenderà un compenso superiore a quello che l’ex direttore della Galleria civica percepiva in un anno: non lo state pagando troppo?

«Pierini si faceva gli affari suoi, lui almeno si farà i nostri. E comunque abbiamo trattato: chiedeva di più».

Diceva che lo spazio alla manifattura verrà utilizzato per allestire mostre. C’è già un programma?

«Lo presenteremo presto. E vi stupiremo».

Che ne sarà della Palazzina Vigarani?

«Continuerà ad essere un luogo votato all’arte, agli eventi, all’enogastronomia. Come adesso».

Torniamo alla mostra. Altra obiezione: il valore delle opere, trattandosi di arte contemporanea, aumenterà dopo l’esposizione. E i proprietari, tanti pare siano clienti di Mazzoli, avranno un vantaggio economico ‘pagato’ dal pubblico.

«Guardate che è stato difficilissimo ottenere queste opere! Se non ci fossero stati rapporti di amicizia non ce l’avremmo mai fatta. Noi non diremo di chi sono, questo rischio non c’è».

Il valore aumenta anche se il proprietario resta anonimo.

«Non hanno intenzione di vendere, fidatevi di me. Garantisco io».

La mostra avrà successo?

«Me lo auguro. E’ una mostra eccezionale e spero faccia numeri eccezionali. Io in questo modo offro al turista un altro motivo per passare una notte in città, nei nostri alberghi. Stiamo sfruttando al massimo un’esperienza irripetibile come Expo: non possiamo perdere anche questa occasione, vogliamo far conoscere la nostra città e la nostra economia al mondo intero».