CLAUDIO CUMANI
Cronaca

Nanni Moretti "Il mio un teatro umanista"

Allo Storchi, da stasera a domenica, firma la regia di ’Diari d’amore’, tratto dalla Ginzburg: "Chi cerca le manie di Apicella non sarà accontentato"

Nanni Moretti "Il mio un teatro umanista"

Nanni Moretti "Il mio un teatro umanista"

E, finalmente, Moretti. L’evento più intrigante di questa stagione sui palcoscenici italiani è certamente il debutto di Nanni nella regia teatrale: ‘Diari d’amore’, il dittico da lui diretto e composto dai due atti unici di Natalia Ginzburg ‘Dialogo’ e ‘Fragole e panna’, sarà al teatro Storchi da stasera (alle 20.30) a domenica. Lo spettacolo, di cui Ert è coproduttore e che è stato accolto con successo alla prima assoluta di Torino di qualche settimana fa, concluderà la sua lunga tournée a giugno a Parigi. Non è un caso che l’iconico cineasta abbia scelto per compiere ‘il grande salto’ una scrittrice a lui particolarmente cara. Sono storie, quelle della Ginzburg (nota in teatro soprattutto per ‘Ti ho sposato per allegria’) fatte di un’intimità domestica ormai rassegnata dove i conflitti di coppia hanno lasciato il posto all’indifferenza. Un teatro ‘delle chiacchiere’ capace di metterci davanti alla nostra inadeguatezza ed apatia verso la complessità della vita. Con una lingua moderna, asciutta e mai autocompiaciuta. Un allestimento quello di Moretti, di robusto impianto tradizionale, che trova la sua forza nel lavoro di un ottimo gruppo di attori: Valerio Binasco, Daria Deflorian, Alessia Giuliani, Arianna Pozzoli e Giorgia Sinisi.

Nanni finora non ha mai parlato dello spettacolo: lo fa adesso, a tournée in corso, accettando però di rispondere soltanto a tre domande.

Moretti, molti critici sostengono che il suo debutto nella regia teatrale è stato propiziato dalla forte sintonia con la poetica di Ginzburg. Farà ancora teatro? E se sì, quali altre drammaturgie amerebbe affrontare?

"Mi piace di Natalia Ginzburg l’attenzione all’umanità delle persone, il racconto della loro fragilità. Quando mi dicono che il mio è un cinema umanista è una cosa che mi fa piacere e mi ritrovo. Le commedie e i romanzi di Natalia Ginzburg sono umanisti. Qualche anno fa ho registrato un audiolibro di ‘Caro Michele’, da cui è stato tratto uno dei più bei film di Monicelli. Mi piacerebbe affrontare, ma non so se lo farò mai, autori molto diversi fra loro: Cechov, Bernhard, Bennett. Quarant’anni fa un produttore mi propose di mettere in scena una commedia di Sam Sheppard: accettai, poi presi paura e rinunciai".

È difficile per un regista cinematografico curare uno spettacolo teatrale? In che modo cambia il mestiere?

"In teatro non c’è il montaggio, fase in cui il film prende forma e può finalmente sbocciare. È tutto un altro lavoro rispetto al cinema. Gli attori hanno la possibilità di lavorare sui loro personaggi con più tempo e profondità. Quando, tanti anni fa, ho cominciato a fare film, c’era in Italia una separazione piuttosto netta fra attori teatrali e attori cinematografici".

Un certo pubblico cerca nello spettacolo tracce del suo stile, di quel ‘morettismo’ tanto amato. Quel pubblico resta deluso?

"Se il pubblico cerca nello spettacolo l’attenzione all’umanità di cui parlavo prima, certo che la troverà nei personaggi di Ginzburg. Se cercano i tic e le manie di Michele Apicella, personaggio dei miei film di quarant’anni fa, no, non saranno accontentati. Non ho mai avuto la tentazione di inserire nelle commedie nuove battute o dialoghi scritti da me".