Il governo, dopo aver consultato gli scienziati, ha stabilito che la terza dose di vaccino anti-Covid potrà essere somministrata dopo 5 mesi dall’ultima inoculazione. Ma "fortunatamente il sistema immunitario non è preciso come un orologio". Si tratta di "una indicazione", rimane quindi "un certo margine" di alcuni giorni, o qualche settimana. Quello che conta, però, è che tutti si sentano responsabilizzati sulla necessità di mantenere comportamenti corretti, per limitare il più possibile la...

Il governo, dopo aver consultato gli scienziati, ha stabilito che la terza dose di vaccino anti-Covid potrà essere somministrata dopo 5 mesi dall’ultima inoculazione. Ma "fortunatamente il sistema immunitario non è preciso come un orologio". Si tratta di "una indicazione", rimane quindi "un certo margine" di alcuni giorni, o qualche settimana. Quello che conta, però, è che tutti si sentano responsabilizzati sulla necessità di mantenere comportamenti corretti, per limitare il più possibile la diffusione del virus. A precisarlo Andrea Cossarizza, immunologo e docente di Unimore. "Sulla prevenzione, sono 20i mesi che ripetiamo sempre la stessa cosa, ma non ci stancheremo mai di farlo. Questa è una malattia infettiva che si trasmette per via respiratoria, quindi se si utilizza la mascherina e si mantengono le distanze di sicurezza si è molto ben protetti" ricorda l’immunologo che invita a mantenere un minimo di prevenzione, soprattutto in previsione delle festività natalizie, quando aumenteranno inevitabilmente i rischi di assembramenti. È vero che "le persone vaccinate, anche se infette, trasmettono molto meno" ma il calcolo di come il virus può essere trasmesso da persona a persona è complesso e non va fatto in modo puntuale su solo momento, ma su tempi più lunghi che tengano in considerazione la carica effettiva del virus e la risposta immunitaria. "L’infettività di una persona – continua il professore – dipende non solo da quanto virus alberga nelle vie respiratorie, ma anche da quanto tempo permane, e quanto ci si metta a produrre anticorpi che vanno nella mucosa nasale e lo bloccano". Ad esempio: "Se chiudi gli occhi e attraversi un incrocio col semaforo rosso, il fatto che ti possa investire un camion dipende da molti fattori, cioè non solo dal metro quadrato che occupi quando attiva il Tir, ma anche dalla larghezza della strada, dalla velocità con cui la attraversi, da quanti camion circolano quel giorno, dal traffico globale". Quindi l’infettività di una persona dipende da fattori diversi. "Se una persona è vaccinata ma ha contratto l’infezione - prosegue Cossarizza - ci mette pochissimo a produrre anticorpi con alta affinità, capaci di bloccare subito il virus, e perciò la sua infettività dura poco tempo. Una persona non vaccinata ci mette almeno due o tre settimane a produrre anticorpi, e rimane infetta, e infettante, per molto più tempo. Frequentando i posti al chiuso la possibilità di trasmissione del virus aumenta, ma se tutti utilizzano le mascherine il rischio è minore".

p.t.