In questo periodo di prove di ripartenza di attività economiche, c’è anche chi vorrebbe spalancare le porte del nuovo negozio di abbigliamento, che doveva essere inaugurato oltre un mese fa, ma gli effetti del lockdown hanno fatto invece tenere la serranda abbassata. Le gemelle Silvia ed Elena Cantergiani di Pavullo stanno quindi sostenendo costi di gestione con l’attività del loro negozio congelata e, di conseguenza, non hanno diritto al bonus di 600 euro soltanto perché la loro partita Iva risulta inattiva, poiché è...

In questo periodo di prove di ripartenza di attività economiche, c’è anche chi vorrebbe spalancare le porte del nuovo negozio di abbigliamento, che doveva essere inaugurato oltre un mese fa, ma gli effetti del lockdown hanno fatto invece tenere la serranda abbassata. Le gemelle Silvia ed Elena Cantergiani di Pavullo stanno quindi sostenendo costi di gestione con l’attività del loro negozio congelata e, di conseguenza, non hanno diritto al bonus di 600 euro soltanto perché la loro partita Iva risulta inattiva, poiché è necessario che il negozio sia operativo a tutti gli effetti. Questo di Silvia ed Elena è sicuramente uno dei pochi casi dei genere successi in Italia se non l’unico. Le gemelle, che compiranno 22 anni, la prossima estate, lo scorso dicembre hanno lasciato i rispettivi posti lavoro per aprire il negozio di abbigliamento donna nella centrale Via Giardini. Hanno risistemato il locale, acquistato l’arredamento, una buona parte di merce pronta per essere venduta e versato i contributi. Avevano programmato l’inaugurazione il 4 aprile, ma l’evento è saltato a causa della pandemia. "Sembra una beffa non aver diritto al bonus – dice Silvia –. Ora noi abbiamo necessità di aprire, non possiamo aspettare situazioni migliori, dobbiamo far fronte a costi e i pagamenti ai fornitori stanno arrivando. Possiamo rimandare la festa di inaugurazione, ma dobbiamo aprire".

Quindi, aspettate con ansia il via?

"Sì. In questi giorni stiamo facendo altre ordinazioni di capi di abbigliamento, non sappiamo quando ci faranno aprire e, poiché i tempi di consegna molto lunghi, vogliamo essere prontissime".

Vi rivolgete a una particolare fascia di clientela?

"Il nostro è un negozio donna più giovanile e ’made in Italy’. Per gli accessori abbiamo trovato piccole aziende italiane che lavorano a mano".

Come vi è venuta l’idea di aprire un negozio di abbigliamento?

" Elena ha lavorato in questo settore e in quello delle scarpe, io fatto l’estetista e la parrucchiera. Avremmo sempre pensato di dare vita a un’attività insieme. Il negozio di abbigliamento ha sempre appassionato entrambe. Ci piace lavorare a contatto con le persone e anche in considerazione dei riscontri che abbiamo avuto negli ambienti di lavoro".

C’è qualche particolarità nel vostro negozio?

"Io mi sono diplomata in ragioneria mentre mia sorella Elena ha frequentato il Deledda a Modena, la scuola di moda. A noi sarebbe piaciuto, ma per ora gli spazi del negozio non lo permettono, creare un laboratorio tipo costumizzazione, un po’ sartoriale. Elena è capacissima di creare da zero un capo di abbigliamento. Non è però che volesse fare questo, ma personalizzare i capi sì".