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18 mar 2022

"Noi artisti di Kiev non smettiamo di sperare"

Domenica in città il Circus-Theatre Elysium con i suoi acrobati e danzatori. Il direttore Sakharov: "La cultura unisce le persone e i popoli"

stefano marchetti
Cronaca

di Stefano Marchetti

Andare in scena vuol dire sentirsi capaci di sperare ancora. "Quando saliamo sul palco, non possiamo pensare al mondo esterno, a quello che accade da un’altra parte: dobbiamo dare la nostra energia e la nostra anima al pubblico, che è in teatro per noi", dice Aleksandr Sakharov, direttore del Circus-Theatre Elysium di Kiev, strabiliante compagnia ucraina di danzatori acrobati, con più di trenta artisti tra funamboli, attori, ballerini e performers. Erano in tour in Italia quando è esploso il conflitto, da un giorno all’altro si sono trovati fra coloro che son sospesi e con il cuore in ansia per il loro Paese tormentato: grazie alla rete di solidarietà dei teatri italiani, il gruppo ha potuto proseguire la sua tournée aggiungendo nuove date, e domenica 20 marzo alle 17 approderà al teatro Storchi con il suo fantasioso spettacolo "Alice in wonderland", una rivisitazione della celebre storia di Alice, con il Cappellaio matto, il Bianconiglio, la Regina Nera, in un tourbillon di balli e numeri di alta acrobazia, nell’abbraccio di scenografie 3D. I biglietti costano 10 e 20 euro, ma è anche possibile acquistare un biglietto ‘sospeso’ da 8 euro che verrà donato (tramite la Caritas) ai profughi ucraini arrivati a Modena, per offrire loro un pomeriggio di serenità. E un sorriso.

Sakharov, che cosa ci racconta la vostra Alice?

"A noi piace pensare che ognuno possa scoprirvi ciò che desidera, un proprio sogno. Ognuno vede il nostro spettacolo con occhi diversi, ed è bello pensare che tutti siamo diversi anche se vediamo la stessa cosa. Da parte nostra, cerchiamo di portare sul palco un messaggio di pace e fratellanza: cultura, musica, danza, teatro e sport sono strade che uniscono le persone e i popoli".

Alice è una favola, ma la vostra Ucraina oggi vive una tragedia. Con quale spirito riuscite a lavorare?

"Per il momento che stiamo vivendo, per noi esiste solo una strada: continuare ad andare in scena. Se saliamo sul palco, sappiamo di consegnare al pubblico il nostro lavoro, la nostra fatica, l’energia, la nostra anima. Il nostro spettacolo richiede anche una notevole concentrazione: ci sono coreografie e numeri circensi piuttosto impegnativi e rischiosi, per cui dobbiamo tenerci ben saldi alla nostra vita di palcoscenico. Certo, ogni artista mette se stesso in quello che fa, e pensiamo che questo arrivi al pubblico".

Cosa provate vedendo Kiev sott’assedio?

"Nessuno sa cosa accadrà domani, dopodomani o fra un mese. Noi speriamo soltanto una cosa: che finisca ora, il più presto possibile, che le persone smettano di morire, che le case non vengano più distrutte e che tutti siano al sicuro. Ogni vita umana è parte di questo universo ed è importante ovunque, ogni vita, ogni persona".

Avete familiari in Ucraina? Come vi state muovendo per loro?

"Sì, ognuno dei nostri artisti ha parenti in Ucraina adesso: alcuni si trovano in luoghi attualmente più sicuri, altri invece abitano in città più in pericolo. Cerchiamo di aiutare e di aiutarci a vicenda. Il nostro impresario Roberto Romaniello, tanti teatri, direttori, amministratori del governo italiano e delle regioni ci hanno dato un grandissimo supporto permettendoci di prolungare la nostra tournée in Italia. Hanno cercato per noi dei luoghi sicuri in cui stare e per portare qui in Italia le nostre famiglie, mogli, bambini. Per noi è un aiuto incredibile: non possiamo che dirvi grazie. Grazie a tutti coloro che ci sostengono qui, adesso".

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