Era appostato intorno a casa da giovedì l’accoltellatore di M.B, l’operaio 54enne ferito alla gola sabato scorso da uno sconosciuto vestito di nero. L’uomo, alto 1.80, fisico atletico e sulle cui tracce sono i militari del Nucleo Investigativo di Carpi e della stazione di Finale, osservava a debita distanza la sua vittima, ne spiava i movimenti, gli orari, le abitudini per poi, come è accaduto, sorprenderlo e aggredirlo sabato mattina, alle 10, mentre rientrava...

Era appostato intorno a casa da giovedì l’accoltellatore di M.B, l’operaio 54enne ferito alla gola sabato scorso da uno sconosciuto vestito di nero. L’uomo, alto 1.80, fisico atletico e sulle cui tracce sono i militari del Nucleo Investigativo di Carpi e della stazione di Finale, osservava a debita distanza la sua vittima, ne spiava i movimenti, gli orari, le abitudini per poi, come è accaduto, sorprenderlo e aggredirlo sabato mattina, alle 10, mentre rientrava dalla spesa, in pieno giorno e in quel tratto di viale del parco Dei Gufi, nel quartiere Portone. Emergono nuovi particolari dell’ inquietante vicenda che da giorni tiene Finale col fiato sospeso. La gente è terrorizzata, teme che quell’uomo, vestito di nero, guanti nero, volto travisato da una mascherina antiCovid nera e occhiali scuri, che da giovedì si aggirava spacciandosi per podista e atleta nei pressi della casa della sua ‘vittima’ possa tornare a colpire con ferocia. Ipotesi, quest’ultima, che le forze dell’ordine sembrano respingere. Dalle indagini in corso, infatti e condotte a pieno ritmo per cercare di risalire al colpevole, emergerebbe con vigore la tesi del tentato omicidio premeditato. Quell’uomo, visto da alcuni testimoni nel vialetto già alle 7 di sabato mattina, non sarebbe uno squilibrato capace di colpire a caso, ma uno con un piano preciso, studiato forse da tempo. Il movente, tuttavia, è ancora un grosso punto interrogativo. Lo è anche per la stessa vittima, in un letto d’ospedale al Maggiore di Bologna, dove è stato operato la notte di sabato per le ferite inferte dalla lama del coltello, che solo per pochi millimetri non hanno reciso la vena giugulare. Dal carattere riservato e taciturno, come viene descritto anche da amici e familiari, l’operaio, dal passato e dal presente senza macchie, è ancora sotto choc. "Lui, di poche parole, in questi giorni invece non fa altro che parlare, raccontare, e cerca di ricostruire, ancora terrorizzato la vicenda, ma soprattutto _ dichiara il cugino Claudio Golinelli _ non sa capacitarsi di quanto accaduto, non sa darsi spiegazioni e si chiede chi possa essere stato avendo rapporti pacifici con tutti, sia al lavoro, in una azienda di Finale, sia nel tempo libero". Un vero enigma, ma che presto, si auspicano tutti in paese anche conoscendo l’alta professionalità dei militari, avrà presto una soluzione.

Viviana Bruschi