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14 apr 2022

"Non sono un corrotto. Chi l’ha detto ora paghi"

L’oncologo Federico, condannato per peculato e abuso d’ufficio ma assolto per gli altri reati, si sfoga: "Su di me tanto fango"

valentina reggiani
Cronaca
Il professor Massimo Federico
Il professor Massimo Federico
Il professor Massimo Federico

di Valentina Reggiani

"Nell’ottobre 2018 i titoli dei giornali ‘gridavano’: processate Federico per corruzione e per quegli studi su farmaci antitumore. A febbraio la procura ha chiesto sei anni e mezzo per quelle sperimentazioni sospette e la corruzione di cui mi accusavano. Morale della favola? Sono stato assolto. Non ho corrotto nessuno e non devo risarcire nessuno". E’ questo lo sfogo del professor Massimo Federico che nei giorni scorsi in primo grado, nell’ambito del maxi processo sulle sperimentazioni sospette nel reparto di Oncologia del Policlinico è stato assolto da tutti i capi di imputazione che riguardavano ipotesi di corruzione ma condannato a due anni e undici mesi per il reato di peculato e abuso d’ufficio. Reato contestato a seguito della vicenda dei dati del registro tumori che il professore, secondo l’accusa, non avrebbe fornito all’Ausl e sul quale l’oncologo, difeso dall’avvocato Sonia Mascia Cavalera e dall’ex magistrato del pool ’Mani Pulite’ Antonio Di Pietro, preferisce non pronunciarsi fino alla disponibilità delle motivazioni della sentenza. "Sicuramente ricorreremo in appello – ha detto il professore togliendosi poi qualche ‘sassolino’ dalle scarpe – Sono stato assolto dall’accusa grave e infamante di corruzione e chi ha dichiarato il falso dovrà risponderne – afferma – Sono stato assolto poi dall’accusa grave e infamante di aver fatto sparire nel 2012 documentazione inerente le sperimentazioni: anche in questo caso chi ha denunciato il falso dovrà risponderne. La notizia dei risarcimenti milionari è falsa – sottolinea poi Federico – basta leggere le richieste delle parti civili e la sentenza del 5 aprile. Non sono stato condannato a pagare alcuna provvisionale e il reato di peculato per la vicenda del registro tumori non è infamante: molti amministratori pubblici sono stati accusati o condannati in primo grado per peculato e poi assolti. Per quanto riguarda chi in un’aula giudiziaria e indossando la toga mi ha definito uno ‘scimmione collerico’ ho dato mandato di verificare se vi siano gli estremi della diffamazione in atti giudiziari".

Il professore ricorda come nell’ambito del procedimento fossero state constestate condotte corruttive in concorso con i soggetti appartenenti alle varie case farmaceutiche e come l’accusa "infamante" gli abbia causato "importanti ripercussioni a livello professionale. Per l’azienda Policlinico per il danno morale, materiale per l’immagine, visto il riverbero mediatico, era stato chiesto dalla pubblica accusa un risarcimento di 500mila euro: la somma dovuta è zero – sottolinea Federico –. Nulla devo, essendo stato assolto da tutti i capi di imputazione relativi appunto alla corruzione, all’Ausl per la quale era chiesto invece il pagamento di oltre 2milioni e 300 mila euro e così pure alla Regione, per la quale la somma richiesta era imprecisata. Questa sentenza in primo grado restituisce agli occhi dell’opinione pubblica una immagine del professor Federico che non si era mai lasciato corrompere. Dispiace aver dovuto attendere dieci anni per ottenere questa sentenza – conclude – ma alla fine resta la soddisfazione per essere stato assolto perché i fatti contestati non sussistono".

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