Modena, 11 marzo 2018 - La trama del film è sempre la stessa: le pattuglie arrivano; vengono sorpresi a vendere droga e finiscono dentro. Per una notte.

Il problema è che, appunto, la scena si ripete al Novi Sad per infinite volte e quello che si consuma nell’area verde e nelle zone limitrofe rappresenta sempre di più un allarme sociale. Perchè da quelle gradinate, a quanto pare, i pusher non se ne vanno e la richiesta di sostanze, nel perimetro, è in aumento. Lo confermano anche tre minorenni intenti a confezionare sigarette, su una panchina. «Dopo la scuola veniamo qui – raccontano – e spesso qualcuno si ferma e chiede se abbiamo fumo. Evidentemente anche ragazzi giovani come noi vendono droga qui intorno».

Ed è così, perchè gli arresti a seguito dei numerosi blitz delle forze dell’ordine sono all’ordine del giorno e ultimamente, a finire in manette, sono spesso richiedenti asilo. Che si tratti di un fenomeno di tratta - ovvero organizzazioni composte da nigeriani che obbligano gli ultimi arrivati a diventare pusher - o di ‘slanci’ consapevoli non è dato sapere. Quel che è certo è che anche venerdì sera i carabinieri hanno arrestato un 20enne originario del Gambia, arrivato con i barconi circa un anno fa e sorpreso a vendere marijuana ad un 46enne modenese. Il ragazzo rientra nel percorso di accoglienza gestito dalla coop Caleidos. Per lui, che è stato bloccato durante la cessione di due grammi e mezzo di marijuana, appunto, il giudice ha disposto ieri l’obbligo di firma.

Nell’ambito degli stessi controlli, messi in atto da otto militari, sono stati anche denunciati tre clandestini: due nigeriani ed un tunisino, così come un algerino per resistenza. Ma la situazione risulta ‘tesa’ anche a pochi passi dal parco, nell’area dellastazione delle autocorriere dove già i dipendenti Seta, di recente, hanno denunciato degrado e criminalità. A rimetterci sono stati i titolari, cittadini cinesi, dei chioschi in ferro situati nella piazza, appunto.

Ignoti, martedì e mercoledì notte hanno visitato tre casette, portandosi via capi di abbigliamento e bigiotteria. Sono entrati nei chioschi dopo aver mandato in frantumi porte e finestre e così avevano fatto anche a gennaio, negli stessi giorni della settimana. «Alla ragazza hanno spaccato tre finestre – spiega Mirella, una delle titolari – da me sono venuti il mese scorso. E’ non si fermano; ci hanno presi di mira. Il problema – spiega – è che per riparare solo uno di quei vetri antisfondamento noi dobbiamo lavorare un mese e solitamente, per entrare da più punti, ne distruggono due a casetta. E nella stessa sera sicuramente le stesse persone, forse tossicodipendenti, sono entrati al bar Elena. A due passi da qui. Mi chiedo cosa lavoriamo a fare».