Tisane e rimedi omeopatici
Tisane e rimedi omeopatici

Modena, 28 aprile 2018 - Le avrebbe consigliato di curare il melanoma attraverso tisane o altri rimedi omeopatici. Le avrebbe anche spiegato, attraverso diverse sedute, che il male «deve venir fuori da solo», che «estirpandolo si sarebbe scatenato». E’ stata emessa un’ordinanza da parte del gip di Torino nei confronti di un’omeopata modenese molto nota nell’ambito della medicina alternativa, in particolare della discussa terapia hameriana. L’ordinanza dispone l’interdizione della professionista dai pubblici uffici ed è stata già notificata all’ordine dei medici di Modena.

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«E’ una situazione molto delicata – conferma il presidente dell’ordine Dott. Mauro Zennaro – ma stiamo assumento tutti i provvedimenti necessari nei confronti dell’omeopata. Questa però è la fase iniziale dell’indagine ma abbiamo fatto quello che doveva essere fatto», conferma.

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Il caso in realtà è noto: parliamo della morte della torinese Marina Lallo, per la quale è già stata condannata a due anni e sei mesi per omicidio colposo, lo scorso aprile il medico di Torino accusato di aver provocato appunto il decesso della paziente. Ed ora nel fascicolo degli indagati sarebbe stato inserito anche il nome dell’omeopata modenese che, insieme alla collega, avrebbe appunto convinto la donna e mamma a non farsi operare, nonostante il melanoma metastatico.

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Nel suo sito la professionista siega come l’omeopatia non tratti malattie ma malati e come il rimedio giusto abbia il potere di fare scaturire la reazione curativa di ogni persona malata dall’ interno di se stessa, raggiungendo la guarigione individuale». L’omeopata in un’altra pagina spiega come il processo di vera guarigione sia offerto dalla classica ‘Omeopatia Hahnemanniana’. La ‘collega torinese’ infatti, è stata ritenuta seguace della discussa “terapia hameriana” elaborata dal medico tedesco, poi espulso dall’ordine, Rike Geerd Hamer.

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La vittima, Marina Lallo, aveva un neo sulla spalla sinistra largo 5 millimetri rivelatosi un melanoma maligno: entrambe le dottoresse, però, l’avrebbero convinta a non estirpare il male, a farlo ‘liberare’ da solo, curandolo con tisane e sedute terapeutiche. La 53enne è morta poco dopo la rimozione del tumore: la metastasi, negli anni, si era diffusa ovunque.