Modena, 9 febbraio 2019 - Uccisa sotto casa, vale a dire in via Puccini, in pienissimo giorno e direttamente su quell’auto, la Nissan Juke antracite, ritrovata poco dopo le undici di mercoledì in via Cavazza. Premessa: sono ancora scenari preliminari, in fase di ricostruzione e non definitivi.

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Detto ciò, le indagini coordinate dal sostituto procurare Luca Guerzoni, ed affidate agli uomini della mobile, stanno portando a questi momenti iniziali nel delitto Ghizlan El Hadraoui, la badante 37enne di origini marocchine, il cui cadavere, bruciato in una seconda fase, giaceva appunto nell’abitacolo ai piedi dell’inceneritore.

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Ieri mattina il gip Paola Lo Savio ha sciolto le riserve, confermando il fermo in carcere per omicidio pluriaggravato (c’è la premeditazione) nei confronti dell’ex marito 49enne, Khalil Laamane, dopo l’udienza di venerdì pomeriggio durante la quale l’operaio del settore metalmeccanico si è avvalso della facoltà di non rispondere (ad assisterlo è l’avvocato Giovanni Gibertini). Laamane, dunque, avrebbe teso un agguato studiato alla 37enne, che il 21 gennaio scorso lo aveva denunciato per minacce, forse mentre quest’ultima aveva appena parcheggiato dopo aver accompagnato i loro due figli adolescenti a scuola.

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L’uomo avrebbe aperto lo sportello della Nissan, sarebbe piombato all’interno coltello alla mano, per affondarlo quattro volte nella schiena della donna, deceduta con ogni probabilità proprio lì in via Puccini o nei minuti seguenti. Il movente? Non accettava la separazione decisa dalla vittima, che per allontanarsi da lui era addirittura andata a vivere per un periodo a casa della donna per la quale lavorava, prima di fare ritorno in zona Musicisti (in un appartamento proprio di fronte a quello dell’ormai ex marito) a causa del decesso di quest’ultima. Dopo l’accoltellamento Laamane si sarebbe messo al volante della Nissan, spostando di peso la donna, forse agonizzante o forse già morta, tra i sedili anteriori e quelli posteriori. Poi il viaggio fino a via Cavazza, l’alcol e l’innesco dentro l’abitacolo, il fumo e quel carabiniere in borghese di passaggio che nota la vettura in fiamme e dà l’allarme.

C’è però un vuoto, su tutti, ancora da colmare: come avrebbe fatto il 49enne a tornare in via Puccini, per mettersi al volante della sua di auto e portarla in un autolavaggio dove l’ha pulita da cima a fondo, probabilmente perché l’aveva sporcata col sangue della vittima? Aveva, Laamane, già parcheggiato la vettura a ridosso di via Cavazza, prima del delitto, o qualcuno lo ha aiutato? Per ora gli inquirenti tendono ad escludere quest’utlima ipotesi, che, però, esclusivamente come tale, è stata presa in considerazione.