Modena, 19 luglio 2019 - «Quando sono arrivata stamattina – ieri per chi legge, ndr – e ho visto la polizia, subito mi è venuto da pensare a un furto in uno degli appartamenti, poi, però, ho visto anche la polizia scientifica (FOTO) e allora ho capito che era successo qualcosa di grosso e il pensiero è subito andato a loro due, perché ultimamente andava sempre peggio». Sono le parole di Anna Vandelli, una delle residenti di via Alassio che da anni conosce sia l’88enne Domenico Leonelli, l’omicida, che la vittima, la 77enne Teresa Petrone. «Le ho parlato proprio di recente ed era molto preoccupata, perché lui, per via della malattia, era diventato sempre più aggressivo (video). Ho notato che aveva anche un occhio nero, come se avesse ricevuto un pugno al volto. Mi diceva che era sempre più ingestibile e che proprio in questi giorni – prosegue Vandelli – sarebbero andati a fare una visita per questo motivo. Purtroppo la malattia ha portato a questa tragedia, mi dispiace davvero tanto perché in situazioni del genere non si sa davvero cosa fare».

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A confermare come Leonelli da qualche tempo alternasse momenti di tranquillità ad altri di improvvisa aggressività è anche la vicina del piano di sopra. «Lei mi aveva confidato della demenza ed era preoccupata perchè Domenico era sempre più prepotente. L’aveva picchiata e credo avesse chiesto aiuto a qualcuno». «Ci si conosce tutti qua, perchè ci viviamo da quarant’anni – spiega Paola Zaccaria –. Non abbiamo sentito nulla ma neppure ci saremmo immaginati una cosa simile. Lui aveva avuto un ictus anni fa – confida – girava col suo trespolino e lei accanto. Ci si salutava con affetto. Lei l’ho incontrata ieri, come sempre impegnata a fare spesa. Ma che disgrazia... Avevo un negozio di idraulica qui vicino e venivano spesso insieme. Chi mai avrebbe potuto immaginare una cosa simile». Ogni mattina, infatti, Domenico e Teresa erano soliti passeggiare insieme. Lei, la vittima, lo sosteneva in tutte le azioni quotidiane.

«So che hanno due figli maschi sempre presenti. Venivano a prendere le medicine in farmacia e lei, Teresa, mi è sempre sembrata serena. Lui passava in carrozzina e lei accanto. Di tanto in tanto lo spingeva», commenta il farmacista Francesco Pucci. Giuseppe Ferrari li ricorda commosso: «Li conosco da una vita e per una vita li ho visti insieme, uno accanto all’altra. Lui, fino a che aveva potuto, aveva lavorato come muratore. Poi è arrivato l’ictus... ed era rimasto in sedia a rotelle. Ma sono sincero: io – continua Ferrari – non li ho mai visti discutere. Anzi, mi sembrava tutto normale anche perchè entrambi erano molto seguiti dai figli». Altre residenti e amiche di Teresa la descrivono come una persona molto riservata ma dolce e attenta. «Era una casalinga che, prima di tutto, teneva dietro al marito. Quando però trovava il tempo faceva le pulizie per le famiglie del vicinato e si occupava delle scale. Aveva una grande forza».