Abbiamo bisogno di ridisegnare il campo di gioco, l’arena dentro cui economia, politica e società operano. In fondo anche quella del coronavirus, come tutte le crisi, non è altro che cambiamento che domanda e sollecita un cambiamento. E più la crisi è profonda, più la domanda sul cambiamento atteso deve essere radicale. Lo testimoniano le risposte dei modenesi raccolte nell’indagine della Fondazione Del Monte. "È indubbio che prevale l’atteggiamento di chi dice ‘cambiamo’ rispetto a chi sostiene che...

Abbiamo bisogno di ridisegnare il campo di gioco, l’arena dentro cui economia, politica e società operano. In fondo anche quella del coronavirus, come tutte le crisi, non è altro che cambiamento che domanda e sollecita un cambiamento. E più la crisi è profonda, più la domanda sul cambiamento atteso deve essere radicale.

Lo testimoniano le risposte dei modenesi raccolte nell’indagine della Fondazione Del Monte. "È indubbio che prevale l’atteggiamento di chi dice ‘cambiamo’ rispetto a chi sostiene che ‘finita la crisi torneremo alla solita vita’" spiega Vittorio Martinelli, sociologo e curatore della ricerca, prendendo come esempio le risposte alle domande che indagano sulla commercio e la vendita online.

Per il 66% degli intervistati, in occasione della pandemia il commercio modenese ha fatto un passo in avanti, con vetrine e vendita online e consegna a domicilio. Stesse percentuali di chi crede che in città i piccoli e medi negozi possono rimanere sul mercato ed essere competitivi solo se trasferiscono parte delle modalità di vendita online e mantengono la consulenza e il rapporto personalizzato con i clienti. "Se, come è avvenuto in questi mesi, aumenteranno sempre di più gli acquisti online per gli alimentari – prosegue il sociologo – è chiaro che i grandi supermercati dovranno ripensare almeno in parte al proprio business. Al tempo stesso per i piccoli artigiani e commercianti si aprono delle nuove opportunità".

Quello che è evidente dalla ricerca, è che i modenesi chiedono un "cambiamento concreto, non teorico", e lo domandano forti dell’esperienza maturata durante i mesi di isolamento forzato: "Tu, che sei riuscito a rompere vecchie abitudini, che hai sperimentato nuovi modi di comunicare e di rimanere in relazione con gli altri, che cosa sei disposto a fare nei prossimi mesi?" continua Martinelli. La domanda, in questo caso, è rivolta a chi opera nel commercio e nel turismo d’affari, un settore molto rilevante a Modena, che rallentando inevitabilmente il peso dei servizi ‘virtuali’, dovrà avanzare nuove offerte per continuare ad attirare gente in città. "Con la nostra ricerca – dice il presidente della Fondazione Del Monte, Roberto Guerzoni – abbiamo scelto di puntare a un bersaglio grosso. I modenesi hanno detto che per ripartire non c’è alternativa al cambiamento. Adesso ci rivolgiamo alle istituzioni, alle organizzazioni d’impresa, al sindacato, insomma al cuore della società. Se da loro arriverà la stessa risposta, credo che sarà un passo davvero in avanti per il futuro di Modena".

p.t.