Maria Pollacci
Maria Pollacci

Modena, 8 febbraio 2017 - Mamma per 7642 volte. Un record che l’ha portata fino al Festival di Sanremo, dove domani sera si racconterà in diretta tv. Maria Pollacci, 92 anni ha uno spirito e il coraggio di una ragazza e nella sua lunghissima a carriera da ostetrica ha fatto nascere appunto 7642 bambini. Da Lama Mocogno, dove è nata il 20 settembre 1924 e dove ha fatto venire alla luce il suo primo bambino; a Montecreto, dove ha lavorato per 4 anni nel dopoguerra. Fino al Trentino e a Pedavena, nel bellunese, dove lavora – e vive - da 52 anni. Sì, lavora! Perché Maria non si è ancora stancata di assistere al miracolo della vita. E l’ultimo bambino l’ha fatto nascere pochi giorni fa, il 23 gennaio. Non si è mai sposata Maria (ha avuto 3 fidanzati), e non mai avuto figli suoi. Fare l’ostetrica del resto «non è una professione, è una missione». E ti assorbe l’intera vita. Al Festival di Sanremo Maria racconterà a Carlo Canti l’incredibile avventura di una vita.

Emozionata?

«Ho sempre guardato Sanremo, mi piace la musica. Anche se preferivo le canzoni della mia gioventù. Ma non avrei mai immagino che un giorno sarei stata io a partecipare. Sono veramente onorata ed emozionatissima, è la prima volta che vado in tv. Speriamo di non dimenticarmi nulla».

Cosa racconterà?

«So che sarò in trasmissione giovedì sera, e che dovrebbe intervistarmi Carlo Conti. Ma non so altro. Sono un po’ preoccupata perché sto seguendo una mamma che deve partorire proprio in questi giorni ad Auronzo di Cadore, vicino a Cortina. Le ho detto di aspettarmi. Speriamo lo faccia».

Quando ha capito che avrebbe voluto fare l’ostetrica?

«A dir la verità volevo fare la crocerossina...».

L’aspetto più bello di questo lavoro?

«Beh, aiutare i bambini a venire alla luce. Assistere a una nascita è una cosa meravigliosa. Mi piacciono i bambini e le mamme. E non c’è cosa più bella del parto. Fare l’ostetrica non è solo una professione. È una missione. Lo devono capire le mie colleghe. Poi ci vuole anche tanta preparazione. Nella mia vita ho fatto continuamente dei concorsi per tenermi aggiornata. Ne ho vinti 13. E in due sono arrivata prima».

Ricorda il primo bambino che ha fatto nascere?

«Certo. È stato a Lama Mocogno. Avevo finito gli studi, avevo 21 anni. Era il settembre 1945. E pochi giorni dopo, il 10 ottobre, avrei iniziato il lavoro da ostetrica a Montecreto. Ho fatto coraggio alla mamma che stava partorendo. È stato un parto bello ed è andato tutto bene».

Cosa ricorda degli anni a Montecreto?

«Era appena finita la guerra. Ho lavorato lì per 4 anni. Erano tempi molto duri. C’era miseria. L’acqua era fuori dalle case, e anche il bagno. E la biancheria era scarsa. Era molto difficile. Il dottore poi era lontano 15 chilometri, era a Riolunato. Perché a Montecreto non c’era neanche una farmacia. Per lavorare mi spostavo a piedi da una casa all’altra, estate e inverno. Ho assistito una nascita addirittura a Casine di Sestola».

Poi si è trasferita.

«Sì, ho vinto tre posti in Trentino. Poi mi sono spostata in Veneto, a Pedavena, in provincia di Belluno. Dove ho lavorato per 52 anni e dove tuttora vivo».

L’esperienza più difficile che ricorda nella sua lunga storia da ostetrica?

«Eh, ne ho avute tante. Ricordo una volta, ero ancora a Montecreto. Era inverno e c’era un metro di neve. Erano le 2 di notte quando mi ha bussato alla porta di casa il marito di una donna che aveva le doglie. Quando siamo arrivati in casa, alla Marina (circa 10 chilometri distante ndr), il bambino è nato, ma non usciva la placenta. Il dottore era lontano. E ho dovuto fare io anche la sua parte. La mamma rischiava la vita. Alla fine è andato tutto bene».

E non ha nessuna intenzione di smettere!

«Assolutamente. Adesso esercito la libera professione. Assisto i parti nelle case. L’ultimo bambino l’ho fatto nascere il 23 gennaio».

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